Intervista al Dr David Bettio: perché preferire le diete naturali

Ti Presento I Croccantini chiude il cerchio intorno al servizio della trasmissione televisiva Report “Troppa Trippa” avendo il piacere di intervistare il dr David Bettio, altro medico veterinario protagonista dell’inchiesta condotta da Sabrina Giannini.

tratto dalla trasmissione Report
tratto dalla trasmissione Report

Dottor Bettio, dopo aver avuto il piacere di intervistare il suo collega Dr Chisari, siamo lieti di darle il benvenuto nella nostra piccola comunità di attenti lettori e la ringraziamo infinitamente per averci concesso questa intervista, nonostante questo momento di sovraesposizione mediatica e le relative conseguenze.

Sono io che vi ringrazio per questa opportunità. Ho letto l’intervista che avete fatto al collega Chisari ed è stato molto chiaro ed esaustivo. Il cibo è una parte fondamentale per la prevenzione e la cura delle malattie dei nostri animali. È un elemento che ci lega tutti, uomini, animali e ambiente, ci lega nella salute ma anche nella relazione, tocca ambiti economici, politici ed etici.  Proprio in questa epoca nella quale il cibo è diventato così centrale nella nostra vita, tanto che Expo 2015 è stata dedicata al tema della nutrizione del pianeta (con tutte le criticità che sono emerse soprattutto sul piano etico), ci accorgiamo quanto sia importante l’affermazione ippocratica che dice che il cibo è la nostra salute. Ci accorgiamo sempre più che il cibo ormai sta diventando, se non lo è già diventato, il nostro primo veleno. Questo problema colpisce noi umani ma anche gli animali con i quali condividiamo questo pianeta e questo tempo.

Partiamo con l’argomento che più l’ha vista protagonista nel servizio di Report: l’alimentazione naturale. Uno dei messaggi passati dal servizio è che fornire all’animale una alimentazione casalinga non perfettamente bilanciata sia tanto rischioso quanto somministrare i croccantini di pessimo livello e oggetto di inchiesta. Secondo lei è realmente così?

E’ innegabile che dare un cibo adeguato all’etologia dell’animale sia la scelta migliore. Per me lo è ed è una condizione necessaria e sufficiente per proporre ai miei pazienti una alimentazione naturale rispettosa del loro etogramma di specie. In questo senso si inserisce anche il bilanciamento della dieta che a mio parere non è necessario seguire così pedissequamente tutti i giorni. Non si è mai visto un animale che mangia la medesima cosa tutti i giorni e nelle medesime quantità. Neppure noi umani mangiamo ogni giorno la medesima cosa. E’ ragionevole mangiare in modo vario usando cibo fresco e di ottima qualità, preferendo cibo di stagione. Perché non potrebbe essere così anche per i nostri animali?  E’ indispensabile avere delle conoscenze di base sui tipi di alimenti idonei e in generale delle proporzioni da utilizzare, a meno che non ci siano delle necessità nutrizionali particolari in caso di malattia oppure in particolari momenti della vita, come ad esempio la gravidanza. L’idea della dieta bilanciata è stata mutuata dall’industria mangimistica per le necessità degli allevamenti intensivi, dove è fondamentale razionare il cibo per ottenere le migliori performance produttive per un grande numero di animali limitando il più possibile i costi . Questo tipo di approccio tecnico oggi sembra aver investito anche i cani e gatti, annullandone le caratteristiche individuali e le esigenze etologiche. Inoltre sembra aver creato una certa dipendenza dal cibo preconfezionato da parte dei proprietari. Questo modello alimentare ha il vantaggio di essere comodo e di fare sentire sicuro l’utilizzatore, tanto che ha indotto a pensare che il cibo standardizzato sia vitale per il nostro animale e anche l’unico modo possibile per nutrirlo. Penso anche che questo modello alimentare possa farci riflettere sulle responsabilità e il ruolo di chi decide di convivere con gli animali domestici. La comodità, la facilità di reperimento e i prezzi vantaggiosi ci inducono a credere che la detenzione di un animale sia una cosa di facile gestione senza pensare alle reali necessità di questi esseri senzienti che vanno aldilà della alimentazione, le cui conseguenze ricadono sulla collettività e sul benessere animale.

Partendo dall’ovvio presupposto che un alimento fresco sia più integro e ricco di nutrienti rispetto ad una ricetta industrialmente processata, ci sono delicati equilibri ai quali prestare particolare attenzione nel somministrare diete naturali onde evitare sintomatologie o patologie da carenze o eccessi?

Come ho detto precedentemente, la prima cosa che nella mia esperienza è da rispettare è l’etologia della specie. Esistono diversi modelli nutrizionali ai quali fare riferimento, tutti molto validi e con caratteristiche diverse.  Il mio approccio ideale alla alimentazione dei carnivori è quello di fornire loro prevalentemente carne cruda, ossa polpose crude e interiora. Il consiglio è quello di contattare un veterinario con esperienza in questo campo per iniziare un percorso assieme.  Dapprima certi cani e gatti non sono abituati alla masticazione di carne e ossa polpose crude, come se avessero dimenticato le loro doti cognitive, quindi bisognerà aiutarli. Nella mia esperienza molti cani e gatti diventano competenti in breve tempo. Se la dieta è bilanciata ed elaborata nei vari elementi nell’arco di un medio periodo di tempo, variando le diverse componenti della dieta, generalmente non ci sono problemi carenziali o di eccesso. Se di base scegli gli alimenti adeguati e li alterni periodicamente, dalla mia esperienza e di molti altri colleghi, non emerge alcun rischio. Il supporto e l’assistenza del veterinario serve proprio ad affrontare questo processo di cambiamento e adattamento. 

Negli ultimi anni, ma soprattutto mesi, l’opinione pubblica si sta dimostrando più aperta e disponibile nei confronti delle diete naturali a crudo, le famose diete BARF (Biologically Appropriate Raw Food – Cibo Crudo Biologicamente Appropriato), avendo ormai superato alcuni preconcetti assolutamente insensati quali aumento di aggressività, fattore impegno e via discorrendo. Attualmente, l’obiezione più ricorrente sembra essere “le diete BARF sono ottime, ma non sono adatte a tutti”. Qualora concordasse, potrebbe illustrarci in quali casi una alimentazione naturale a crudo non sia indicata e le relative motivazioni?

In linea di massima l’alimentazione BARF è adatta a tutti i carnivori perché ce lo dice la loro specificità fisiologica. Ma anche all’interno di comportamenti specie-specifici esistono delle caratteristiche individuali. Alcuni animali, per esempio, hanno una conformazione della bocca che, per motivi di selezione di razza, non sembra essere adatta alla masticazione della carne cruda e delle ossa polpose, quindi la materia prima che si sceglie per loro dovrà essere adattata a questa esigenza. Inoltre alcuni animali non gradiscono la carne cruda, quindi per facilitarli si potrà cuocere prima di servirla. Alcune accortezze, poi, bisogna averle verso animali che presentano particolari patologie per i quali servirà una dieta naturale scegliendo particolari alimenti e scartandone altri.

Ragionando al contrario, uno dei motivi più comuni per il quale molte persone preferiscono le diete a crudo rispetto ai croccantini, è l’impoverimento del cibo e la generazione di tossine derivanti dalla cottura ad alte temperature e pressioni molto comune nell’industria mangimistica. Secondo lei, questi aspetti possono essere in parte mitigati in quella nicchia del settore pet food che produce favorendo la pressione a freddo all’estrusione classica, o anche solo sottoponendo le materie prime a cicli di cottura soft?

A volte bisogna scegliere il meno peggio, il danno minore, mi vien da dire. Ci sono metodiche di trattamento del cibo che deteriorano meno i nutrienti rispetto ad altre tecniche di lavorazione. In vendita esistono già dei cibi surgelati preparati. Vanno bene per chi vuole adottare una dieta a base di prodotti crudi e freschi surgelati prefonfezionati. Il punto è che l’ideale sarebbe essere autonomi nella gestione della spesa del cibo del cane e del gatto e non dipendere da qualcuno che le prepara.

Un’altra obiezione attualmente popolare tra i non barfisti, è l’innegabile aumento di apporto proteico nel passaggio da alimentazione industriale ad alimentazione a crudo. Potrebbe spiegare al nostro pubblico le motivazioni per le quali questo incremento, in un cane sano, non è pericoloso?

Nella mia esperienza conosco cani e gatti alimentati con dieta naturale da anni che godono di piena salute. Il Thank e la Came sono vissuti 17 anni senza cibo industriale che hanno mangiato raramente. Esistono delle ricerche che mettono in relazione alcuni valori ematici di diete a basso contenuto proteico rispetto a diete ad alto contenuto proteico. In entrambe le diete i valori ematici anche dopo mesi non mettevano in evidenza particolari problemi. Ma ancora non è questo il punto. I carnivori hanno un metabolismo e una fisiologia che si è evoluta per aggredire, masticare, digerire e gestire il cibo fresco di un certo tipo. La dieta BARF non prevede solamente l’apporto di polpa muscolare ad alto contenuto proteico, ma anche quote di ossa polpose in varia percentuale e di altri componenti della ricetta. Utilizzando una alimentazione cruda bisogna porre attenzione ad alcune norme igieniche. Infatti è opportuno fornire agli animali pesce previo surgelamento per evitare l’infestazione da anisakis, oppure di cuocere la carne di maiale per evitare la malattia di Aujeski.

Recentemente si sta ponendo in ragionevole dubbio l’ipotesi storica secondo la quale un cane che soffra di problematiche renali possa trarre giovamento dalla diminuzione dell’apporto proteico; lo studio che dimostrerebbe questa ipotesi fu, però, svolto alimentando i cani oggetto di ricerca con i croccantini. La sua opinione è più vicina a quanto enucleato da quello studio o alla sua recente messa in discussione?

Conosco lo studio di Polzin DJ et al., se è quello a cui fate riferimento. Ci sono delle ricerche che poi hanno fornito risultati diversi. Un po’ come succede in certi procedimenti giudiziari nei quali viene richiesta una perizia, smentita poi dalla contro perizia, smentita a sua volta da una contro contro perizia. A parte le considerazioni sull’apporto proteico nella dieta che emergono dallo studio, ciò che penso è relativo al metodo investigativo che solleva degli interrogativi etici nel testare dei prodotti dietetici per animali sacrificando altri animali. Il metodo di ricerca è limitativo perché pone come unico componente sensibile nei confronti di una patologia nella ricetta predisposta alla sperimentazione, senza tenere conto delle complessità dinamiche di un individuo e nel manifestare sintomi o stati patologici la cui ontogenesi non può più essere individuata in una sola causa. Il modello con cui si indaga una patologia indotta che non è quella che naturalmente viene espressa dall’individualità del soggetto, può avere un ruolo indicativo ma non di certo può dare indicazioni di valore assoluto.

Nella mia esperienza clinica ho trattato cani e gatti nefropatici in vari stadi di gravità con diete naturali, sempre in abbinamento ad una terapia omeopatica e ad una analisi dell’ambiente nel quale vivono. Questo approccio sistemico è imprescindibile. Molte patologie non sono frutto diretto di una nutrizione inadeguata, infatti ci sono molti fattori che intervengono nell’emersione di sintomi che poi noi classifichiamo come patologia. Ci sono molti fattori epigenetici che agiscono sull’individuo come stressors e ai quali l’individuo reagisce in senso adattivo o dis-adattattivo in modo del tutto individuale. Come ho detto in trasmissione sarebbe opportuno che si analizzassero in modo sistemico questi elementi.

Durante la sua carriera di medico veterinario, ha riscontrato più benefici per un cane nefropatico attraverso la somministrazione di croccantini appositamente studiati o attraverso la somministrazione di diete naturali?

Come ho cercato di descrivere prima, dare un nome ad una patologia ha un senso relativo perché la patologia deve essere inserita dentro la storia biopatografica del paziente che comprende anche e soprattutto lo stile di vita e la sua conduzione. In linea generale, quindi anche per pazienti nefropatici, la dieta che propongo è sempre quella naturale perché è consona alla fisiologia di questa specie, in associazione alla terapia omeopatica. In questo modo i risultati sono confortanti. Ormai da anni non consiglio diete preconfezionate per i miei pazienti nefropatici.

In uno dei suoi interventi per la puntata di Report, noi praticanti di alimentazioni naturali abbiamo particolarmente apprezzato la sua affermazione per la quale sia aberrante che un predatore non riconosca più la carne come suo alimento naturale. Sia per gatti che cani, però, molte diete casalinghe stilate da nutrizionisti continuano a prevedere la somministrazione di carboidrati – il classico riso, le patate, la polenta o addirittura la grandiosa idea di marketing della pasta canina. Posto che cani e gatti non abbiano alcun bisogno di zuccheri e amidi nella dieta per vivere, quali motivazioni ci sono alla base di questa scelta? E’ una scelta che condivide?

Se siamo d’accordo nel dare importanza all’etologia di specie allora i carboidrati possono non fare parte della dieta di un carnivoro, o farne parte in misura ridotta.

Tornando agli obiettori delle diete a crudo, altro fatidico punto di scontro sono le ossa. Noi barfisti sappiamo che le ossa da somministrare debbano essere solo una parte della dieta, che debbano essere crude, che debbano essere polpose (o forse sarebbe più indicato chiamarle carnose per rendere l’idea che è preferibile siano ricoperte di carne) e che si debbano evitare ossa portanti di grandi animali, ma rimane opinione diffusa che generino blocchi e perforazioni intestinali. Le è mai capitato di dover affrontare emergenze di questo tipo con i suoi pazienti barfisti? Per coloro che dovessero comunque rimanerne spaventati, ci sono alternative alle ossa per mantenere il bilanciamento della dieta?

Fortunatamente i miei clienti sono istruiti a dovere e sono attenti alle ossa polpose crude che somministrano. I problemi nascono se vengono somministrate delle ossa cosiddette “ricreative”, tipo ginocchia di bovino o equino che vengono sgranocchiate pian piano fino a formare una poltiglia d’osso che potrebbe causare blocchi intestinali. Non ho mai avuto problemi di questo tipo con nessuno dei miei pazienti. Finora tutte le chirurgie da corpo estraneo gastrointestinale riguardavano giochi, indumenti etc. Se un proprietario ha particolari timori, può utilizzare degli integratori per sostituire la ossa polpose.

Pur avendo il nostro sito un nome generico, per ora ci occupiamo solo di croccantini per cani. Riceviamo però spesso richieste di recensioni di etichette da parte di chi condivide la vita con i gatti. Nell’attesa che il nostro staff integri anche una persona che si occupi di questo ramo, potrebbe indicarci di cosa si compone una dieta felina ideale?

Il gatto è un carnivoro, mangia prede fresche come uccellini, piccioni, topini e altri piccoli roditori, uova di uccellini che trova nei nidi durante il periodo delle nidiate. Lo sa bene il mio gatto Rock. Dopo aver catturato la sua preda, inizia mangiandone la testa per poi passare agli organi interni. Se invece le dimensioni della preda sono piccole la può mangiare tutta masticando per bene, per poi vomitarne il pelo o le piume. Quindi la dieta per il gatto dovrebbe prevedere ossa polpose crude e carne fresca, magari intiepidita e non da frigo. Qualche piccola integrazione di frattaglie è necessaria. Ci sono dei proprietari che hanno dei gatti che mangiano addirittura dei pulcini scongelati. Ritengo che la dieta cruda sia molto indicata per i nostri felini.

Anche tra gli amanti dei gatti, i croccantini sono l’alimentazione più seguita. Potrebbe indicarci cosa prediligere e cosa invece evitare, in termini di ingredienti e additivi, nella scelta dei croccantini per gatto?

Se il proprietario vuole seguire una dieta industriale indico come prima scelta un cibo umido monoproteico contenente carne fresca e non farine di carne, meglio se di origine biologica senza conservanti. Invece per le crocchette faccio scegliere tra quelle con la dicitura “grain free”, cioè prive di cereali e anche prive di patata. Sempre meglio se contengono materia prima di carne fresca e non da farine di carne, meno conversanti e additivi chimici possibili.

Che si tratti di cani o gatti, proliferano i cosiddetti mangimi a prescrizione, veterinari o dietetici. Secondo lei e secondo la sua esperienza professionale, questi croccantini specifici sono efficaci? Nell’aiutare (eventualmente) per alcune patologie, possono alla lunga generarne altre?

Come ho cercato di spiegare, l’insorgere della patologia non è strettamente legato ad una singola componente, sia essa genetica o microbica o alimentare, ma la patologia è un insieme di sintomi le cui cause possono essere molteplici e speso legate allo stile di vita. Quindi pensare che ci sia un cibo specifico che curi uno stato patologico che si esprime secondo dinamiche complesse è limitativo e va relativizzato . Ma il cibo può concorrere a stimolare processi di guarigione o di malattia, sempre che sia un cibo adeguato all’etogramma oppure no. I cibi che vengono studiati dalle aziende mangimistiche poggiano su una base scientifica legata ad un certo tipo di paradigma che tende ad inquadrare il problema causa in senso riduzionista. Nella mia esperienza noto che spesso un certo tipo di cibo industriale è un ostacolo alla guarigione perché non adeguato all’etologia della specie. Quindi opto per una dieta naturale. Posso farvi qualche esempio. Alcuni pazienti nefropatici o con problemi gastroenterici riferibili a patologie linfoplasmacellulari oppure paziente con dermatite su base allergica, mi raccontano durante l’anamnesi che hanno trattato patologie pregresse ricorrenti infiammatorie con terapie chimiche e alimenti industriali dietetici specifici. Ora, secondo il paradigma omeopatico questo tipo andamento della salute viene classificato come ‘soppressione dei sintomi’ in quanto i sintomi stessi si spostano da organi più superficiali, spesso ad organi emultori, passando ad organi più profondi con conseguente stato patologico più grave. L’omeopatia identifica l’approccio convenzionale come soppressivo dei sintomi, ma non curativo. Questo si evidenzia spesso anche clinicamente studiano l’anamnesi remota e applicando il paradigma epistemico della scienza omeopatica.

E’ innegabile che, in questa epoca economica, il costo per l’alimentazione dell’animale domestico sia una voce a cui dare importanza nei bilanci familiari. Più in generale, anche Report ce l’ha dimostrato, condividere la propria vita con uno o più animali, comporta delle spese, anche veterinarie. I sostenitori delle diete a crudo asseriscono di aver drasticamente visto crollare le spese veterinarie con il cambio di dieta. Le risulta?

Questa domanda bisognerebbe farla ai proprietari di animali che seguono modelli sanitari legati a scelte come l’alimentazione naturale, la cura con medicine non convenzionali, che non fanno uso di medicalizzazioni per banali affezioni, che seguono protocolli vaccinali ragionati mediante la valutazione della persistenza anticorpale e che cercano di attuare uno stile di vita il più rispettoso dell’etologia di specie .  Tutto questo concorre alla determinazione delle spese veterinarie, non solo un modello nutrizionale rispetto ad un altro. E’ intuitivo pensare che chiudere un gatto in una stanza lasciandolo con la sola lettiera, una ciotola di acqua fresca e del buon cibo crudo, possa generare qualche forma di patologia organica oppure comportamentale. Un gatto deprivato dal punto di vista etologico elaborerà sintomi di patologia. Molti esempi del genere ne abbiamo visti negli zoo. In generale con una dieta naturale, ma dipende dalla taglia dell’animale e da come un proprietario gestisce l’approvvigionamento delle materie prime, si può spendere meno rispetto ad una dieta industriale premium. Recentemente ho visto una analisi di una azienda mangimistica che evidenziava come il costo del proprio cibo industriale fosse competitivo nei confronti di una alimentazione casalinga per il medesimo ipotetico animale. A mio parere l’analisi della azienda è parziale e non fa emergere nel costo finale della crocchetta tutte le esternalizzazioni del processo industriale,  della filiera produttiva che concorre alla fabbricazione della crocchetta quanto tale, dei costi di produzione, dei costi di marketing, dei costi di ricerca, dei costi di trasporto e distribuzione e del costo di smaltimento delle confezioni più o meno riciclabili.  Se alcuni proprietari si organizzano autonomamente oppure in piccoli gruppi di acquisto presso i produttori, accorciando così la filiera e limitando il packaging e gli sprechi, il costo della BARF diventa davvero concorrenziale anche per un cane di grossa taglia rispetto al cibo industriale. Succede anche che il paramento del costo lievemente maggiore nell’acquisto di cibo fresco non viene considerato tra le priorità, perché molti proprietari preferiscono spendere qualcosa di più conoscendo ciò che danno al proprio animale, piuttosto che spendere poco seguendo gli accattivanti sconti merce che la grande distribuzione del pet food può in qualche modo permettersi, per fidelizzare il consumatore. Pochi mesi fa una associazione di professionisti ha affermato che le diete preconfezionate hanno dato la possibilità ai milioni di italiani di possedere un cane o un gatto. Questa affermazione è parziale che se fosse vero questo sillogismo allora bisognerebbe considerare nel computo anche tutti i cani e gatti che riempiono i canili ed i gattili dopo avere passato poco tempo nelle famiglie. I costi per queste strutture sono a carico della società civile e quindi potrebbero essere parte del costo della crocchetta. Per non parlare di questioni bioetiche legate al benessere animale. Ma il fenomeno della diffusione del pet ha anche più ampie considerazioni e non solo strumentalmente come frutto del benessere e sviluppo dell’industria. Infatti il paradosso è il diritto incondizionato al possedere un cane e un gatto come status symbol, come regalo, come sfizio, come riempitivo emozionale etc. Anche in questo senso andrebbero analizzato questo fenomeno.

Le sono mai capitati casi di torsioni gastriche in cani alimentati a crudo?

No. Ma potrebbe anche capitare poiché le cause di una torsione o dilatazione gastrica possono risiede anche nella modalità con cui viene fornita la dieta o altri fattori non necessariamente legati alla dieta.

E’ troppo cattivo e malizioso chi sostiene che un veterinario che consigli un’alimentazione industriale scadente lo faccia per tornaconto economico, ben sapendo che, purtroppo, rivedrà spesso quel paziente a quattro zampe? O semplicemente molti medici veterinari non hanno competenze specifiche in nutrizione e non hanno tempo per acquisirle?

Non conosco che cosa muova i colleghi a prescrive diete preconfezionate, ma le posso parlare della mia esperienza professionale. Per anni anch’io ho consigliato diete industriali perché questo era stato l’insegnamento ricevuto all’Università. Le mie conoscenze derivavano anche dai vari informatori scientifici che venivano periodicamente in ambulatorio e mi informavano sui progressi delle diete industriali e delle loro applicazioni specifiche e da alcune pubblicazioni di settore. Non c’è mai stato nessun tornaconto personale e nessun vantaggio economico e credo che questo succeda in senso generale. Prescrivevo secondo la consapevolezza e la conoscenza di quel momento. Poi sono venuto a conoscenza di modelli nutrizionali diversi, sia nel senso stretto della ricetta sia nel senso del paradigma scientifico applicativo dove il cibo assumeva un significato: non solo di un mero insieme di nutrienti per far funzionare la macchina, ma il cibo aveva un senso etologico importante e come tale doveva essere dato. All’interno di queste nuove prospettive ho iniziato a studiare le etichette del cibo industriale e mi sono reso conto che spesso questo tipo di cibo non si accordava con le mie nuove conoscenze. La dieta bilanciata che mi proponevano non trovava riscontro nelle esigenze etologiche dei miei pazienti. Molte aziende hanno giocato sulla dieta bilanciata influenzando i veterinari tanto quanto i proprietari, magari anche per una sola questione di comodità che, non dimentichiamoci è la prima forma di dipendenza. Penso che il marketing sia una scienza che affianca le aziende e ha studiato bene a fondo come si fa a creare necessità e dipendenze anche su falsi problemi. Anche per questi motivi sono passato a studiare e approfondire la nutrizione naturale. Il consumismo ha investito anche il mondo del pet. Basta andare in un supermercato dedicato per capire che ciò è una realtà. In questi punti di vendita c’è una enorme possibilità di scelta. A mio parere è una scelta illusoria poiché la verità è che si può scegliere solamente rispetto a un solo modello nutrizionale, cioè quello del cibo preconfezionato. Ora non so se ci saranno ricerche che metteranno in relazione un modello nutrizionale con l’emersione di patologie come è già avvenuto per l’alimentazione umana. Ma abbiamo già visto i disastri che l’uomo ha provocato non rispettando l’etologia dell’animale come è successo ai tempi della BSE. Ancora oggi l’opinione pubblica è divisa sulle merendine e sulla fetta di pane con la marmellata. Le stesse dirigenze scolastiche si pongono il problema di cosa mettere dentro ai distributori automatici perché certi cibi sono oggi considerati diseducativi. Ognuno è libero di scegliere in coscienza per i propri figli di cui è responsabile fino a che non andranno al bar a scegliere come avvelenarsi in autonomia. Magari una buona educazione aiuta a fare delle scelte consapevoli. Se gli animali sono un tirocinio al comportamento umano allora l’alimentazione animale dovrebbe dirci qualche cosa in questo senso.

Nel nostro piccolo cerchiamo di diffondere cultura e conoscenza nel settore dell’alimentazione industriale, cercando di utilizzare sempre un linguaggio poco tecnico e molto comprensibile a tutti. Veniamo dunque alla domanda ricorrente delle nostre interviste: vorrebbe consigliarci delle letture (libri, siti internet, etc) di facile comprensione in merito all’alimentazione o ad altri aspetti della vita con i nostri animali domestici?

Il vostro sito ha delle buone informazioni a riguardo. Spesso trovo interessanti anche alcuni forum nei quali si discute tra barfisti e nei quali si possono ottene consigli da chi ha già maturato dell’esperienza con la dieta naturale. Alcuni libri invece sono davvero illuminanti per iniziare ad informarsi sul tipo di alimentazione che si può proporre al proprio animale. La collana Qua la Zampa di Macro Edizioni contiene due libri sulla barf. Uno dedicato  al cane, scritto da Swanie Simon  e l’altro dedicato al gatto , scritto da Doreen Fiedler. Per questi libri ho curato personalmente la prefazione. Esistono anche molti altri libri, direi storici per l’importanza che danno informazioni sulla nutrizione barf, come il libro Tom Lonsdale ora disponibile anche in italiano e altri in lingua inglese quelli del Dr. Ian Billinhurst, di Steve Brown e di Lew Olson.

Per Ti Presento I Croccantini è stato un onore poter intervistare il Dottor Bettio, che ringraziamo infinitamente per la chiarezza e la disponibilità. Grazie Dottor Bettio, è stato veramente un piacere, lasciamo a lei i saluti finali.

Vi ringrazio per lo spazio che mi avete offerto perché ancora pochi proprietari conoscono diversi tipi di alimentazione per i propri animali.  Molti di loro sono intenzionati a cambiare il modello nutrizionale al loro beniamino a 4 zampe e hanno bisogno di avere accesso a questo tipo di conoscenza per farne poi uso in modo consapevole ed autonomo. Vi lascio anch’io, seguendo il collega Chisari,  con una citazione di un caro amico e collega che ha scritto l’interessante libro ‘Anima Animale’:

“In questo momento storico l’animale può aiutare l’uomo a riscoprire il suo lato autentico, quello legato all’emotività che viene soppressa da una vita fatta di angosce quotidiane. L’animale invece con la sua gioia primordiale, la sua voglia di vivere è veramente terapeutico, ma dobbiamo permettere all’animale di vivere in un suo ambiente più autentico in maniera da preservarlo in queste sue espressioni” (David Satanassi).

Intervista al Dr Enrico Chisari: tra Report e medicina veterinaria

Per Ti Presento I Croccantini è un grande onore avere la possibilità di intervistare il Dottor Enrico Chisari, medico veterinario, la cui fama si è amplificata in seguito al servizio della trasmissione televisiva Report “Troppa Trippa” andata in onda il 6 dicembre 2015 su Rai Tre.

tratto dalla trasmissione Report
tratto dalla trasmissione Report

 

Innanzitutto Dr Chisari, nel darle il benvenuto dei nostri lettori e nel ringraziarla per il contributo che ha reso e rende all’informazione degli utenti dei cibi industriali per cani, la ringraziamo infinitamente per la sua disponibilità e per averci concesso questa intervista in un momento così mediaticamente infuocato.

Sono io ad esprimervi la mia riconoscenza per l’opera che svolgete, per il rigore a cui essa è improntata, avendo come unico interesse quello di tutelare la salute del popolo canino. La mia disponibilità è scontata, altrimenti avrei scelto di svolgere un’altra professione.

Nei giorni a seguire la trasmissione della puntata di Report si è generata molta confusione. La nostra opinione, di praticanti di diete naturali e di informatori sui prodotti industriali, è che l’argomento alimentazione sia stato trattato troppo sommariamente, ma ci rendiamo conto che sarebbe stato impossibile fare un servizio esaustivo con i moderni tempi televisivi. Immaginiamo che anche i suoi interventi siano stati oggetto di tagli nel montaggio, per cui vorremmo darle la possibilità di esprimere eventuali concetti o precisazioni non trasmessi, o solo parzialmente trasmessi, nel montaggio finale.

Se avessi potuto recuperare una tra le molte mie affermazioni sacrificate dagli inevitabili tagli richiesti dalla necessità di sintesi, avrei salvato la risposta alla domanda: “A suo parere è preferibile una dieta fresca o una dieta commerciale?”.

La mia replica era, nella sostanza, di questo tenore:

“Voi ponete tale domanda ad un medico veterinario ma, probabilmente, non vi rechereste da un medico umano chiedendo se è  preferibile cibo fresco o cibo industriale che ha dei limiti intrinseci ed invalicabili: è prodotto molto tempo prima di essere consumato, è fatto a temperature estremamente elevate che ne riducono il potere nutrizionale, richiede conservanti per non essere aggredito dai processi ossidativi. Non lo chiedereste perché non è necessario un medico: è intuitivo che sia preferibile un’alimentazione fresca ad una industriale conservata.

Esistono scatolette anche per la nostra specie, ma nessun medico ritiene che sia l’alimento migliore, così come nessun diabetologo prescriverebbe del cibo in busta per diabetici, nessun nefrologo dei pasti prefatti per soggetti nefropatici. E, aggiungo, nessun conduttore di cane penserebbe mai di potersi nutrire tutta la vita di un cibo completo fatto e studiato ad hoc dall’industria per la nostra salute.

Ammesso e non concesso che il cibo per cani e gatti sia prodotto con ingredienti validi, gli stessi ingredienti freschi saranno sempre meglio di quelli conservati.

Primo dovere di una  buona medicina è la prevenzione ed il primo strumento della prevenzione è la corretta alimentazione, per tutti gli animali, uomo compreso”.

E ora vorrei aggiungere, a suffragio di quanto detto, un pensiero di Ippocrate, il primo medico della storia: “Farai del cibo la tua medicina”.

E molti, molti secoli dopo, Feuerbach aggiunse: “L’uomo è ciò che mangia”  … ma anche il cane.

La reazione che abbiamo potuto notare nell’utente medio, a seguito della trasmissione, è paura. Amiamo i nostri amici a quattro zampe e, molto spesso, quando sbagliamo nei loro confronti, che si tratti di alimentazione o educazione, lo facciamo in buona fede. Secondo lei il pubblico fa bene ad avere paura?

Uno che di paura se ne intendeva, Lovecraft, così ha sentenziato: “La più potente emozione umana è la paura”. Ed è stato proprio sull’induzione di immotivate paure che il marketing del comparto pet food ha fondato il proprio eclatante successo. Recentemente ho letto un articolo in cui si rammentava ai conduttori di cani la quantità di sostanze, aminoacidi ed oligoelementi necessari al benessere del cane, concludendo minatoriamente che nessuna dieta casalinga, ancorchè buona, può garantire un siffatto apporto di nutrienti. Al dotto estensore dell’articolo io avrei voluto chiedere: “ma tu, quando ti siedi a tavola a mangiare, contemplando i piatti che hai davanti, fai bene il conto degli aminoacidi che contiene? Controlli che siano presenti tutti gli 8 aminoacidi essenziali per la nostra specie? Lo fai sempre? E alla fine del conto, cominci con il ferro, il rame, lo zinco, ecc?” Spiace ricorrere al sarcasmo, ma non mi viene altra reazione. Siamo animali molto meno razionali di quanto non ci crediamo e ne paghiamo le conseguenze.

Stanti le problematiche comuni a tutti gli alimenti industriali, ci sono prodotti (che non la invitamo a nominare) che possono farci dormire sonni tutto sommato tranquilli o tutto il settore petfood è assimilabile ai produttori oggetto dell’inchiesta di Report?

Certo che no! Sono il primo a fare dei distinguo, consapevole che se tutti i croccantini si equivalgono nell’aspetto questo non vale per la sostanza. Suggerisco sovente, almeno di fare una dieta mista, alternare un croccantino che offra alcune basilari garanzie di qualità, a del cibo fresco, non condannare un cane alla mortificazione ad vitam di non conoscere il sapore di un alimento normale. Non tutti riescono a sobbarcarsi l’impegno di preparare da mangiare per il cane, non sempre si dispone del tempo. Per quanto, con un minimo di organizzazione, si riescono a ridurre gli sforzi (congelatore primo alleato).

Per il gatto il discorso è ancora differente perchè non solo la qualità dell’alimento conta ma anche il suo stato fisico, cioè il fatto che sia umido o secco. Il gatto domestico è un animale di origine deserticola (deriva da Felix lybica e non da Felix silvestris, il gatto selvatico europeo che popola i boschi). Essendosi evoluto in un ambiente naturalemte poverissimo di acqua tende per sua natura a bere poco e a ricavare i liquidi dalle prede (nel nostro caso dal cibo): se gli somministriamo crocchette gli induciamo una temporanea disidratazione obbligando i suoi reni a fare un superlavoro per concentrare ulteriormente le urine. Quindi l’alimentazione deve essere prevalentemente umida, anche se industriale.

Le reazioni di alcuni produttori non si sono fatte attendere. Monge, Purina ed altri si sono affrettati in comunicati stampa che, nella quasi totale interezza, puntavano a tranquillizzare l’utenza, senza però, di fatto, dare le risposte che l’utente informato si aspettava. Cosa pensa di questi comunicati stampa?

E’ la comprensibile reazione di chi ha paura e tutela i propri interessi. Loro fanno il loro mestiere: produrre e vendere pet food. Io cerco di fare il mio: curare gli animali.

Mi ha invece fatto riflettere una critica mossa da diversi utenti televisivi che hanno riscontrato, nell’inchiesta condotta da Report, il limite di aver concesso poco spazio alla controparte, di non aver creato un contraddittorio tra i detrattori delle crocchette ed i loro fautori. Trovo questa critica infondata per due ordini di motivi: innanzitutto perché la natura stessa dell’inchiesta giornalistica non prevede il confronto; se ciò accadesse sarebbe uno dei tanti talk-show che popolano i palinsesti televisivi. In secondo luogo per la banale ragione che l’altra campana è quella che ascoltiamo da decenni, sempre uguale a se stessa, che ammette cambi di dieta purchè si passi da una crocchetta all’altra, spesso senza ottenere i risultati cercati. Per una volta che si è data voce a chi non l’aveva mai avuta, non ravvedo l’urgenza di ristabilire l’antico ordine.

L’Ordine o le associazioni di medici veterinari, hanno preso delle posizioni in merito a quanto espresso da lei, dai suoi colleghi intervistati e dal servizio stesso andato in onda per Report?

Si, per lo più in disaccordo. Io ho espresso il mio punto di vista, in scienza e coscienza, come faccio tutti i giorni in ambulatorio. Loro hanno espresso il proprio.

Secondo lei, gli attuali percorsi di studi di medicina veterinaria, sono sufficienti a dare una vera preparazione in quanto a nutrizione dei nostri animali domestici? Qualora non li ritenesse sufficienti, crede sia questa preparazione sommaria a far sì che molti veterinari si fidino di alcune multinazionali e ne consiglino i prodotti?

Non può esserci alcun dubbio sul fatto che il percorso di studi in medicina veterinaria dedichi un tempo irrisorio ad un aspetto di primaria importanza per la vita: la nutrizione. In questo non differiamo dall’iter di studi di medicina umana: pare che sia proprio un limite culturale prima che didattico. In generale molte persone, anche di scolarità elevata, ritengono di poter ingerire impunemente un po’ di tutto, facendosi sedurre da rutilanti confezioni che ammiccano dagli scaffali dei supermercati. E’ normale che applichino la medesima leggerezza alla scelta del cibo del compagno animale. I rudimenti della nutrizione andrebbero insegnati ai bambini già in tenera età ed approfonditi tutta la vita: così avremmo la consapevolezza del suo immenso valore per noi  e per tutti quelli a cui vogliamo bene. Le conoscenze che io ho acquisito ho dovuto cercarle da solo, dopo la laurea.

Nella sua carriera di medico veterinario ha avuto modo di riscontrare un range di sintomatologie o patologie legate all’uso di alimentazioni industriali? Se ne ha avuto modo, potrebbe indicarcele? Quali sintomi dovrebbero indurre l’utente a prendere in considerazione la possibilità di cambiare alimentazione?

Il problema è che le patologie indotte dall’uso continuativo di cibi industriali, in tutti gli animali (uomo compreso) compaiono sul medio periodo, quindi non è facile riconoscere il nesso causa-effetto (cibo-malattia) e ciò non consente di individuarne la possible nocività. Solo in rari casi tale rapporto risulta patente, come accadde nel 2009 a Treviso, allorché l’alto contenuto di melamina delle crocchette cagionò il decesso di tre cani. Ma se la melamina fosse stata meno? Se fossero morti dopo otto anni di crocchette, chi lo avrebbe sospettato? Un esempio paradigmatico della nocività sul lungo periodo è dato dall’epidemia di patologie delle basse vie urinarie nel gatto. Somministrando ad una specie carnivora obbligata alimenti a base di cereali che, per loro natura tendono ad alcalinizzare, si induce aumento del pH urinario con conseguente formazione di mineralizzazioni. Se il cibo industriale, poi, è una crocchetta, come già detto, essa disidrata l’animale, obbligandolo a concentrare le urine, avvitandolo in un circolo vizioso che porta a cistiti ricorrenti e scarsamente responsive a terapie. La risposta dell’industria è… un’altra crocchetta, sempre a base di cereali, ma contenente sostanze acidificanti ed elettroliti che obbligano il gatto a bere di più. Sarebbe come, volendo aiutare una barca che sta affondando per un buco, fornire un secchio per svuotarla anziché un tappo per chiuderlo. Forse il problema non si ripresenterà ma non mi sembra il modo più razionale per risolverlo.

Un’altra patologia che si sta esprimendo con sconcertante frequenza è il linfoma intestinale, sempre nel gatto. Difficile avere la prova provata che la colpa sia il cibo industriale, ma assai facile sospettarlo: un intestino fatto per ricevere prede si trova a confrontarsi per anni con sostanze estranee alla propria evoluzione (vedi nutrigenetica), montagne di glutine che, nel corso della propria filogenesi, il gatto non ha mai conosciuto. Questo può indurre uno stato infiammatorio cronico, una reazione permanente del sistema immunitario che esita, talvolta, nel suddetto linfoma.

In alcuni libri, tra cui anche “Give Your Dog a Bone” del dr Ian Billinghurst, si fa esplicito riferimento ad una cosiddetta “sindrome del cane alimentato industrialmente” che racchiuderebbe un arco piuttosto vasto di patologie minori strettamente legate a questo tipo di alimentazione. Concorda con definizioni di questo tipo? Perché non se ne sente parlare?

Credo che dovrebbero essere i veterinari a parlarne e conosco molti colleghi che se ne occupano eccome. Il testo citato parla di “patologie minori”. Ma come dobbiamo considerare un’allergia? Non porta a morte ma costringe ad una esistenza di privazioni e a subire trattamenti farmacologici frequenti, con scadimento della qualità della vita e riduzione della sua aspettativa. Personalmente mi chiedo da anni come arginare l’incidenza sempre maggiore di allergie. A me pare evidente che il loro esorbitante aumento corrisponda e vada di pari passo con l’introduzione e la diffusione su vasta scala di cibi industriali. Alcune molecole utilizzate per conservare il pet food sono fortemente sospettate di indurre allergie (il gallato di propile, per citarne una)

Rimanendo alla sua carriera di medico veterinario, ha avuto modo di riscontrare cambiamenti, guarigioni o miglioramenti con il passaggio da alimentazioni industriali ad alimentazioni naturali? Ci sono casi specifici o tipici in questo senso che vorrebbe brevemente illustrarci?

Questi casi sono stati molti, in particolare patologie gastroenteriche (vomiti frequenti e clinicamente  inspiegabili, feci malformate stabilmente, periodiche crisi di dissenteria) e dermatologiche. Ma non si tratta solo di questo: spesso mi accade di modificare la dieta ad un animale apparentemente sano e bello, con un conduttore del tutto soddisfatto delle crocchette in uso. In questo passaggio, avvengono con sorprendente frequenza, delle trasformazioni evidenti: il pelo lussureggia, migliora l’alito, aumenta la giocosità e la vivacità mentale, è più felice. E questo non deve stupire: i cibi prodotti dall’industria sono spesso bilanciati, ma questo, a mio parere, non può bastare, così come non basta fare una somma di organi per fare un corpo o una somma di neuroni per fare un cervello, anche il cibo non è pari alla somma dei suoi costituenti. Un aminoacido ricavato dalla digestione peptica di un tessuto non è equivalente allo stesso aminoacido ricavato per proteolisi artificiale, lavorato massicciamente assieme ad altro materiale a sua volta frutto di altri procedimenti di raffinazione e, infine, estruso ad altissime temperature in una crocchetta oppure autoclavato dentro una scatoletta di banda stagnata. 

Allo stato attuale delle cose e parlando di cani in buona salute e senza particolari patologie, quale tipo di alimentazione riscontra maggiormente i suoi favori, e perché?

A differenza del gatto che, come specie, preesiste all’uomo, avendolo ad un certo punto affiancato ma restando, nella sostanza, identico a prima, quindi un carnivoro stretto, il cane rappresenta una specie determinata dall’uomo (da cui il nome di Canis lupus familiaris) che si è evoluta mangiando gli avanzi del partner umano e modificandosi, in questo, rispetto al dettato ancestrale del lupo progenitore. Se così non fosse, se non fosse in grado di utilizzare senza problemi molti dei nutrienti presenti nella nostra dieta, i cibi industriali lo avrebbero estinto in pochi lustri, essendo sovente costituiti per lo più da cereali. Da sempre, per l’interesse e la curiosità che mi lega alla nutrizione, ho approfondito l’anamnesi nutrizionale dei pazienti più anziani, riscontrando che, nella mia personale esperienza, mai un cane che ha raggiunto 17-18-19 anni si è nutrito di crocchette, cibabdosi spesso di avanzi di casa. Questo è un dato oggettivo della mia esperienza che, nel suo piccolo e per me, ha valore epidemiologico. Il metodo scientifico richiede la ripetibilità del risultato e, in questo, il dato è scientifico. E’ chiaro che non tutti gli avanzi sono adatti alla nutrizione e io, personalmente, non propongo di somministrare al cane gli avanzi della cucina ma una dieta preparata apposta per lui, secondo determinati ingredienti e principi precisi, con particolare cura al bilancio calcio-fosforo, punto debole delle diete casalinghe. Per troppo tempo si è demonizzato l’osso, autentico piacere d’ogni cane e prezioso nutrimento. La questione sta nel somministrarlo crudo, nel formato adeguato, ad un cane che è abituato a gestirlo, con un apparato gastroenterico avvezzo al suo processamento. Ho visto molossi di 50 Kg rosicchiare con pazienza certosina un osso tanto piccolo da non riuscire quasi a tenerlo tra le zampe, con l’antica sapienza di chi ha una ricevuto in dotazione una mandibola possente e sa farne buon uso.

Molti utenti sono e saranno sempre legati ai croccantini e, nonostante i recenti timori, non vogliono o non possono cambiare alimentazione; soprattutto per questo motivo abbiamo creato Ti Presento I Croccantini, ossia per fornire un aiuto ad orientarsi tra prodotti ed ingredienti. Per questo ramo di utenza, avrebbe dei consigli o delle linee guida nella scelta dei croccantini?

Non vorrei fosse presa per piaggeria ma, conoscendo il vostro operato, suggerirei di fare affidamento alle analisi ed indicazioni riportate in questo sito. 

Quando valutiamo negativamente l’etichetta di un dato prodotto, capita di ricevere commenti o messaggi privati in cui il lettore ci contesta il fatto che il suo cane, alimentato con quel prodotto, sta benissimo. Oltre a rallegrarcene, siamo soliti rispondere che purtroppo si possono riscontrare evidenze di problemi legati alle alimentazioni industriali scadenti solo a lungo termine, per cui suggeriamo in ogni caso uno screening veterinario annuale completo di analisi di sangue, urine e feci. Concorda con questo suggerimento? Ci sono analisi o valori specifici su cui indagare per valutare la correttezza dell’alimentazione somministrata, qualunque essa sia?

No, non ci sono esami specifici perché, come ho detto, tali alimenti sono bilanciati. Io sfiderei i conduttori di cani alla prova pratica: se c’è onestà intellettuale, l’evidenza di numerosi cambiamenti in meglio è innegabile.

Riguardo alle eccezioni… anche mio nonno ha fumato sigarette senza filtro tutta la vita raggiungendo il traguardo degli 83 anni. 

Proponiamo anche a lei una domanda ricorrente nelle nostre interviste. In questi primi mesi di Ti Presento I Croccantini abbiamo sempre cercato di utilizzare un linguaggio poco tecnico e comprensibile a tutti; lei saprebbe consigliarci delle letture (libri, siti internet, etc) di facile comprensione in merito all’alimentazione o ad altri aspetti dei nostri animali domestici?

Ad onta dell’immenso affetto e del profondo legame che spesso lega una persona all’animale con cui condivide la vita, riscontro spesso una carente conoscenza della loro natura, delle esigenze di specie, della loro psicologia, e questo induce a fare grossolani errori di valutazione. Nel giudicare un comportamento o un bisogno dell’animale, noi tendiamo ad adottare criteri intuitivi, cioè siamo simpatetici (siccome sei come me, io ti capisco) mentre dovremmo sforzarci di essere empatici (capisco come sei e, in questo, ti comprendo). Tendiamo, cioè, a negare le specificità  riuscendo solo a comprendere profondamente, negli altri animali, gli aspetti in cui  ci assomigliano di più. Invece penso che volersi bene significhi qualcosa in più. In questo processo mi è stata utile la lettura di due libri: 

per il cane, “Cani si Nasce, Padroni si Diventa” di Patrick Pageat

per il gatto, “Randagio a chi?” di Roberto Marchesini

Per Ti Presento I Croccantini è stato un onore poter intervistare il Dottor Chisari che ringraziamo infinitamente per la chiarezza e la disponibilità. Grazie Dottor Chisari, è stato veramente un piacere, lasciamo a lei i saluti finali.

Io ho già parlato troppo, cedo il passo ad uno che la pensa proprio come me, ma lo esprime in modo migliore:

“Abbiamo bisogno di un concetto diverso degli animali, più saggio e forse più poetico. Trattiamo con condiscendenza la loro diversità ed il destino di aver assunto una forma che crediamo inferiore alla nostra, e in questo sbagliamo: non possiamo misurare gli animali con il nostro stesso metro. In un mondo più arcaico e completo del nostro, gli animali si muovevano compiuti e perfetti, dotati di percezioni sensoriali che noi non abbiamo mai raggiunto, vivendo di gridi che noi non udiremo mai. Gli animali non sono nostri fratelli subalterni, sono popoli altri, coinvolti come noi nella trama della vita e del tempo, compagni di prigionia dello splendido e faticoso travaglio della terra.” (Henry Beston)

 

Report per aprire gli occhi

Come avevamo anticipato, la puntata di Report andata in onda ieri sera su RaiTre ha lanciato diversi allarmi che Ti Presento I Croccantini si impegna a far suonare sin dall’inizio.

Percentuali di carni ridicole, carni di pessima qualità, ingredienti scadenti e non adatti, cotture a temperature e pressioni che generano tossine, tutti i problemi derivanti dall’assunzione smodata di cereali, rapporto ingredienti-prezzo, la correlazione mais-aflatossine-tumori, l’insensatezza dei cibi specifici per razze o dietetici e tanti altri argomenti su cui abbiamo basato le nostre recensioni hanno trovato riscontro durante la puntata grazie alle interviste a professionisti competenti del settore.

Come abbiamo avuto più volte modo di ripetere, tanto pubblicamente quanto in privato, le diete naturali sono la scelta migliore in quanto ad alimentazione canina, ma se proprio si sceglie di continuare ad usare l’alimentazione industriale, che si scelgano prodotti di buona qualità.

Riproponiamo la puntata di ieri dal sito Rai, per quanti non avessero avuto modo di guardarla ieri in TV.

Statistiche: 200 recensioni

Avendo raggiunto le 200 recensioni, Ti Presento i Croccantini continua la tradizione del tirare una linea e analizzare i dati raccolti finora.

Purtroppo la media voto rimane bassa: 4,32 (+ 0,03). La media dei croccantini recensiti finora è dunque pesantemente insufficiente, in linea con i dati delle precedenti statistiche.

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La suddivisione delle categorie di voto ci indica che solo il 28% dei prodotti recensiti è sopra la sufficienza, in discesa rispetto ai dati precedenti, e conferma la forbice tra i prodotti buoni e quelli non buoni.

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L’alimentazione dei nostri cani è alla base della loro salute e della loro felicità e dovremmo sempre cercare di fornirgli una dieta quanto più possibile vicina alla loro alimentazione naturale, ossia almeno il 70% di carni ed il resto di origine vegetale, niente cereali e niente additivi chimici.

Spiccano finora cibi di qualità dei produttori Orijen, Nutram, Purizon Acana e Alpha Spirit, mentre affossano la media voto cibi terribili di produttori molto popolari quali Royal Canin, Purina e Hill’s, dai quali ci aspettiamo di poter recensire alimenti di una qualità degna della loro fama.

Ringraziamo gli utenti per le loro richieste di recensioni; se volete conoscere cosa pensiamo del cibo che somministrate ai vostri cani, chiedeteci una recensione scrivendo a tipresentoicroccantini@gmail.com o usando il form nella sezione contatti del sito.

Carboidrati: meglio non abbondare

COSA SONO I CARBOIDRATI?
I carboidrati (o glucidi) sono nutrienti prodotti dai vegetali, si dividono in solubili (zuccheri), insolubili (amidi) e fibre, e tra semplici (mono e oligosaccaridi) e complessi (polisaccaridi).

IN CHE FORMA SONO PRESENTI NEI CROCCANTINI?
Troviamo carboidrati in tutti i croccantini in commercio, soprattutto sotto forma di amidi ma anche sotto forma di zuccheri semplici, spesso utilizzati come conservanti e appetizzanti, e sotto forma di fibre, che sono indigeribili per i cani, ma in piccole quantità aiutano i processi digestivi, favorendo le fermentazioni operate dai microrganismi e la motilità intestinale.

PERCHE’ VENGONO UTILIZZATI NEI CROCCANTINI?
I carboidrati vengono utilizzati dalle aziende mangimistiche fondamentalmente per due motivi: sono una fonte di energia molto più economica delle proteine delle carni o dei grassi di qualità e aiutano i processi industriali di formazione dei croccantini.
Un grammo di carboidrati fornisce circa la metà delle calorie di un grammo di grassi, costando molto meno della metà, e fornisce circa le stesse calorie di un grammo di proteine, costando anche dieci volte meno. Ne consegue che, nell’ottica formulare una composizione che fornisca un adeguato livello di energia assimilabile, è molto più economico utilizzare i carboidrati piuttosto che altro. Ulteriore vantaggio è rappresentato dal fatto che una dieta bilanciata per un cane non possa contenere troppi grassi e che, utilizzando i carboidrati come fonte di energia, si lascia che le proteine svolgano le loro attività principali (funzioni plastiche, metaboliche, ormonali, immunitarie, logistiche, etc) senza doverle utilizzare per scopi energetici (gluconeogenesi).
I carboidrati sono anche utili industrialmente perché senza di loro sarebbe difficile e dispendioso, se non impossibile, produrre croccantini che rimangano compatti senza sfaldarsi o sbriciolarsi.
Infine, ulteriori motivi per cui i carboidrati sono utilizzati dalle industrie mangimistiche sono rappresentati dal fatto che sono ampiamente disponibili, facilmente reperibili e garantiscono una lunga conservazione.

SONO NECESSARI AL CANE?
I carboidrati non sono necessari nella dieta di un cane in quanto il nostro amico a quattro zampe è in grado di metabolizzare gli aminoacidi e il glicerolo presenti nelle proteine e nei grassi. Il cane non ha bisogno di amidi e zuccheri per rimanere in vita e godere di ottima salute ed è alto il rischio che un sovradosaggio porti a conseguenze spiacevoli dal punto di vista sanitario, come approfondiremo più avanti. E’ utile ricordarci che il cane è più carnivoro che carbivoro! Tutto ciò non vuol dire però che non possa digerirli: in dosi moderate e magari a seguito di cottura, i carboidrati vengono agilmente digeriti dai cani nell’intestino tenue.

QUALI FONTI DI CARBOIDRATI PREFERIRE?
Posto quindi che un cane può tranquillamente fare a meno di carboidrati, ma posto anche che non esistono croccantini senza carboidrati, ci si trova semplicemente a dover scegliere tra prodotti con o senza cereali come fonte primaria di questo macronutriente. Ti Presento i Croccantini preferisce consigliare prodotti senza cereali. Questi possono giocare infatti un ruolo importante a sfavore del delicato equilibrio calcio/fosforo, le loro proteine sono carenti di lisina e sono difficilmente digeribili per un cane, non aiutano con i dilaganti problemi dermatologici essendo poveri di lisina e di acidi grassi e, infine, possono portare ad allergie quando utilizzati troppo presto nello svezzamento. I tre cereali più comunemente utilizzati dall’industria mangimistica sono riso, frumento e mais e, se proprio necessari, ci sentiamo di consigliarli in quest’ordine. Tra i mangimi senza cereali, riteniamo che la miglior fonte di carboidrati sia la patata.

Attenzione: molti prodotti venduti come “grain free”, ossia senza cereali, contengono in realtà grano saraceno o altri cosiddetti pseudocereali che, pur non appartenendo alla famiglia delle Graminacee, portano a risultati sovrapponibili.

QUALI SONO I RISCHI DI UN SOVRADOSAGGIO?
Croccantini con un’alta concentrazione di carboidrati nella composizione possono, alla lunga, causare o favorire:
Artrite: l’assuzione di troppi carboidrati può incidere in modo diretto (biochimicamente) o indiretto (meccanicamente) sull’insorgenza e lo sviluppo di questa patologia.
Cancro: il glucosio funge da fonte di energia per la crescita delle cellule neoplastiche e favorisce la selezione di cloni cellulari maligni.
Diabete mellito: insorge a seguito di una produzione inadeguata di insulina da parte delle cellule insulari del pancreas. L’insulina consente al glucosio di transitare nelle cellule ed una sua carenza porta a iperglicemia e glicosuria.
Malattie cardiovascolari: l’assunzione di cibi ad elevato indice glicemico porta ad un aumento dei trigliceridi, coinvolti in tutti i problemi cardiovascolari degenerativi.
Obesità: Questo stato è molto comune nei cani moderni ed i carboidrati svolgono un ruolo primario per il suo sviluppo. Essendo una fonte di grande energia, bisognerebbe porre molta attenzione sull’apporto di carboidrati nella dieta di un cane: tutta l’energia incamerata e non consumata farà prendere peso al cane.
Problemi dentali: I batteri del tartaro prosperano sui carboidrati, possono attaccare le parti molli (gengive) tanto quanto le parti dure (radici e smalto dei denti) e possono portare ad infezioni alla bocca; queste infezioni possono poi diffondersi in tutto il corpo, portare ad infezioni secondarie e alla produzione di tossine nocive per l’organismo.

QUANTI CARBOIDRATI FORNIRE AL CANE?
Il corpo di un cane non è biologicamente progettato per gestire grandi quantità di carboidrati per lunghi periodi di tempo. Dosi moderate di carboidrati cotti (ovviamente, trattandosi di croccantini) sono però altamente digeribili dai nostri amici pelosi. Si può ragionevolmente asserire che una dieta composta fino al 15% da carboidrati non comporti alcun problema in un cane sano e normoattivo e che una soglia massima posta intorno al 25-27% rappresenti un limite che è consigliabile non valicare. In linea di massima, per quanto concerne un buon cibo secco per cani, la percentuale di carboidrati dovrebbe essere inferiore a quella delle proteine, e deve certamente essere inferiore alla somma delle percentuali di proteine e grassi.

QUANTI CARBOIDRATI SONO PRESENTI NEI CROCCANTINI?
Analizzando i prodotti recensiti sul nostro sito, abbiamo notato che il range varia dal 22% di alcuni tra i prodotti migliori, al 69% di alcuni tra i prodotti peggiori, per una media che si attesta intorno al 45-50%.

COME CALCOLARE LA PERCENTUALE DI CARBOIDRATI IN UNA COMPOSIZIONE?
Per ottenere la percentuale di carboidrati di una composizione, mai indicata sulla confezione salvo alcune rare eccezioni, un calcolo (sommario e puramente indicativo) è il seguente: 100% a cui sottrarre le percentuali di umidità, proteine, grassi e ceneri riportate sulla tabella dei componenti analitici presente per legge su ogni confezione.

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fonte foto: Planet Paws

Per agevolarvi il compito, abbiamo generato questa piccola tabella di calcolo interattiva.

Calcoli più complessi possono portare a risultati più vicini alla realtà, ma solo esami specifici di laboratorio possono garantire l’esattezza dei dati.

“Ti presento i croccantini” non ha nulla a che fare con “Ti presento il cane”

Giusto due righe, ma doverose, per confermare quanto scritto da Valeria Rossi nelle prime righe del suo post odierno su Ti Presento Il Cane, ossia che Ti Presento I Croccantini non ha nulla a che vedere e nulla a che spartire con il suo sito.

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Ci dispiace per l’Illustre Valeria Rossi se qualche lettore possa aver pensato che ci fosse qualche relazione tra i siti, ma non c’è, se non per l’assonanza, totalmente voluta, tra i nomi.

Stimiamo infinitamente l’Illustre Valeria Rossi per il suo lavoro e la seguiamo da diversi anni. Abbiamo scelto di chiamare il nostro sito prendendo in prestito la radice “ti presento” proprio con l’intento di guidare l’utenza dei mangimi per cani a meglio comprendere e orientarsi in questo mondo, così come la Rossi da tanti anni, quotidianamente, aiuta la sua utenza a meglio comprendere e orientarsi nel mondo della cinofilia.

Nonostante questo tributo, evidentemente non voluto e non gradito, e nonostante le velenose critiche che la Rossi ci riversa contro nel suo post, continueremo a seguire, apprezzare, consigliare e prendere come riferimento il suo sito come assoluta pietra miliare nel mondo dell’informazione cinofila. Ti Presento Il Cane, con i suoi giusti consigli, con le sue fondatissime “battaglie” contro i dettami di una certa cinofilia new age molto in voga al momento, con le sue utilissime informazioni a tutto campo, e con tutto il resto, è e rimane un vero gioiello dell’informazione, non solo di settore. Il nostro amore viscerale per il sito “Ti Presento Il Cane” e per la sua fondatrice Valeria Rossi, non ci impedisce però di difenderci da alcune ingiuste accuse che ci sono state rivolte.

Normative UE alla mano, le proteine trasformate di pesce, primo ingrediente (e quindi in più cospicuo nella composizione) dei Dog Performance con cui pare la Rossi abbia alimentato per 18 anni la sua meticcia Snowwhite, altro non sono che sottoprodotti di pesce di categoria 3. Nessuno pretende che i cani siano alimentati con i pregiati filetti di qualsiasi animale, ma è nostro diritto specificare che queste “carni” non sono di qualità. Nello specifico, i sottoprodotti di pesce, che comprendono tra il resto anche pinne, squame e lische, contengono proteine dal valore biologico molto inferiore alle proteine di parti più nobili, e pertanto sono meno assimilabili e digeribili. Il valore biologico, e conseguentemente la digeribilità, di queste proteine è ulteriormente abbassato dai processi di produzione dei croccantini che includono alte temperature e alte pressioni. Quindi, signora Rossi, abbiamo stabilito così che la fonte proteica sia di scarsa qualità e non abbiamo neanche voluto infierire specificando che di buona parte di quelle proteine trasformante non sia neanche nota l’origine, dato che si specifica che il 10% è in tonno e il 4% in aringhe ma il totale è superiore al 20%.
La composizione del prodotto Dog Performance è assolutamente legittima e rispettosa delle normative e dei requisiti che queste impongono alle aziende di mangimi, ma questo non vuol dire che Ti Presento I Croccantini non sia libera di criticarne la ricetta e gli ingredienti utilizzati.

No, signora Rossi, non riteniamo che i cereali siano opera di satana. Semplicemente riteniamo che i cereali per diversi millenni non abbiano fatto parte dell’alimentazione canina (se non in una forma pre-digerita), che cotti non ne abbiano mai fatto parte e che non siano assolutamente necessari per un cane se non in determinati periodi della loro vita o in casi particolari. Gli amidi, gli zuccheri semplici e le fibre insolubili non sono cibi che il corpo di un cane è stato progettato a gestire in grandi quantità e per lunghi periodi. Nonostante amidi e zuccheri non siano necessari ai cani per vivere e rimanere in buona salute e nonostante ci siano prove crescenti a suggerire il contrario, si continuano a somministrare cereali ai cani tramite i croccantini per motivi economici (sono la fonte energetica più economica) e di produzione (oltre ad aumentare l’appetibilità, agevolano la formazione stessa della crocchetta). Siamo semplicemente preoccupati delle conseguenze che una alimentazione in cui i cereali siano preponderanti possono portare ai cani, ad esempio obesità, insufficienze pancreatiche, diabete mellito, artrite, calcoli alla vescica, problemi alla pelle, problemi dentali e via
discorrendo. Quando ci troviamo a dover recensire un prodotto che è per la maggior parte formato da cereali, queste preoccupazioni tornano ad affacciarsi nella nostre menti e queste, inevitabilmente, portano ad una valutazione non positiva da parte nostra, soprattutto quando tra questi cereali c’è il mais, di cui abbiamo approfondito i rischi.

Sì, signora Rossi, siamo super partes, anche se Lei non ci crederà. Recensiamo prodotti solo su richiesta dei nostri utenti, non suggeriamo mai un prodotto o una marca a chi ce lo chiede via e-mail proprio per non fare pubblicità a nessuno e, al contrario di Ti Presento Il Cane, non abbiamo spazi pubblicitari (nonostante ci siano stati più volte offerti) o inserzionisti da proteggere. Incredibilmente, svolgiamo questa attività senza alcun fine di lucro, anzi, in totale e voluta remissione economica.

Ti Presento I Croccantini ha il semplice intento di aiutare l’utenza dei croccantini nella comprensione delle etichette dei mangimi, di porre l’attenzione su eventuali ingredienti o composizioni potenzialmente pericolosi. La maggior parte delle problematiche, lievi e meno lievi, che spinge le persone a far visitare i propri cani da un veterinario (problemi digestivi e problemi alla pelle su tutti) è molto spesso legata a fattori alimentari e informare l’utenza su ciò che somministra al proprio cane potrebbe aiutare in questo senso.

Come Lei, signora Rossi, ci insegna, il singolo caso di Snowwhite non fa scienza e non lo fanno neanche i casi di chi commenta le nostre recensioni con la classica frase da Sciuramaria “io ho sempre dato questi croccantini al mio cane e sta benissimo”. Siamo sicuri che Snowwhite e milioni di altri cani siano stati e stiano bene indipendentemente dall’alimentazione che abbiano seguito.

Data la nostra stima nei Suoi confronti, signora Rossi, preferiamo pensare che il Suo post sia stato dettato dalla voglia di difendere inserzionisti del Suo sito, piuttosto che dal risentimento verso chi abbia osato criticare un alimento che Lei ha utilizzato.

Ti Presento I Croccantini tratta l’alimentazione a secco dei cani, ma per quasi ogni altro aspetto della vita con i nostri amati cani, Ti Presento Il Cane rimane un sito di indiscussa e giustificata fama, un vero e proprio faro a farci luce nel buio dell’imperante disinformazione cinofila che non possiamo che raccomandare (non che ne abbia bisogno) a tutti i nostri lettori.

TROPPO PROTEICO? I casi in cui un mito è da sfatare

Quante volte nelle varie discussioni vi siete sentiti dire, o avete detto, “quei croccantini sono troppo proteici?”. Un’inifinità di volte. Questa affermazione ha senso? Non sempre, e cerchiamo di capire perché.

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Le proteine sono di ottima qualità, ed altamente digeribili per il tuo cane, quando contengono tutti gli aminoacidi essenziali, hanno un alto valore biologico e non vengono alterate dalla cottura. Tutto questo è praticamente impossibile per i croccantini che, durante il loro processo produttivo, vedono le loro fonti proteiche sottoposte a temperature e pressioni elevatissime, andando così ad intaccare le loro proprietà nutritive. Quando anche, quindi, l’ingrediente usato come fonte proteica fosse di elevatissima qualità, in seguito ai processi produttivi, vedrebbe perdere una parte sostanziale del suo valore biologico.

Le fonti proteiche (crude) migliori per i nostri cani sono le carni degli animali, perché contengono tutti gli aminoacidi essenziali e sono altamente digeribili dall’apparato digerente canino. Le proteine vegetali sono solitamente difficilmente digeribili dai nostri cani e non hanno le stesse proprietà delle proteine della carne; per arrivare a completare un profilo aminoacido corretto, richiedono l’associazione di vegetali differenti, ma questo porta ad una assunzione eccessiva di fibre e/o cereali, categorie di cibo che solitamente non sono facilmente digeribili dai cani. Inoltre, alcuni ingredienti usati per queste associazioni (ad esempio soia e mais) possono risultare dannosi per l’organismo del nostro amato quattro
zampe, come abbiamo approfondito in precedenti articoli.

Anche le proteine dei derivati o dei sottoprodotti animali non hanno alti valori biologici e questi scadranno ancor di più in seguito ai processi produttivi. Per questa ragione è comunque preferibile optare per croccantini il cui primo ingrediente usato come fonte proteica sia “carne disidratata di xxx” o “farina di carne di xxx” o “carne essiccata di xxx” o anche “carne fresca di xxx”, in quest’ultimo caso tenendo a mente che le temperature di cui sopra andranno a prosciugare l’umidità presente nella carne fresca, riducendo notevolmente la sua presenza nella reale composizione.

Purtroppo i produttori di croccantini non sono in alcun modo obbligati a specificare l’origine delle proteine indicate nelle tabelle dei tenori analitici sulle confezioni e per questo motivo non sapremo mai l’esatta ripartizione tra proteine animali e proteine vegetali, anche fossero animali non sapremo mai (se non dalla lista di ingredienti) di che qualità siano e non avremo indicazioni sul loro valore biologico prima e, soprattutto, dopo i processi produttivi.

Per i motivi espressi finora, sembrerebbe sensato quindi reputare un cibo “troppo proteico” quando vediamo la percentuale riportata sulla tabella analitica schizzare oltre il 25-30%. Ma questo ragionamento non è sempre valido, come vedremo nell’esempio riportato più avanti.

Un eccesso di proteine può affaticare il lavoro dei reni, portare alla lunga a gravi disfunzioni renali, e questo processo è reso ancor più veloce e spietato se le proteine non sono di qualità. Ci sono, però, altri fattori da considerare, oltre alla percentuale proteica e agli ingredienti utilizzati.

Il primo tra gli altri è la dose giornaliera consigliata. Un croccantino con percentuale proteica al 25% può risultare più sicuro a prima vista di un croccantino con il 35% di proteine, ma se la dose giornaliera consigliata del primo è più alta del secondo, la quantità di proteine assunte potrebbe essere più alta nel primo caso.

% Proteine Dose Giornaliera Consigliata Proteine Assunte Giornalmente
Croccantino A 25% 150g 37,5g
Croccantino B 35% 100g 35g

Come si evince dalla tabella, potremmo avere una minore assunzione quotidiana di proteine anche in presenza di una percentuale proteica più alta, se la dose giornaliera consigliata è differente.

Oltre alla qualità delle proteine, alla loro origine e alla grammatura assunta quotidianamente, bisogna inoltre considerare un altro fattore, ossia il resto della composizione del croccantino. Una assuzione eccessiva di proteine, come abbiamo detto, può portare a patologie ma lo stesso infelice traguardo lo si può raggiungere con una assunzione eccessiva di macronutrienti differenti. Troppo spesso nei croccantini un basso tenore proteico corrisponde ad un eccesso di carboidrati ed anch’essi alla lunga portano a patologie serie quali obesità, cardiopatie, diabete mellito, pancreatiti etc.

La tabella che segue, che riporta l’esempio di quattro prodotti attualmente in commercio, dimostra quanto appena espresso a parole, ossia che al diminuire della grammatura proteica assunta, aumenta la grammatura di carboidrati.

CANE SANO E ADULTO DI 20kg Dose Giornaliera Consigliata (g) Proteine Proteine Assunte Giornalmente (g) Carboidrati Carboidrati Assunti Giornalmente (g)
Purizon Selvaggina e Coniglio 275 39% 106 27% 73
Acana Ranchlands 280 31% 87 29% 81
Simpsons Premium Anatra e Patate 245 25% 61 40% 98
Belcando Adult Dinner 270 23% 62 50% 135

Le dosi giornaliere consigliate per i croccantini sono calcolate in base alle calorie e all’energia metabolizzabile, quindi in base ad un complesso calcolo che tenga conto di fabbisogni e metabolizzazione di ogni macronutriente. Fintanto che non sarà però indicata l’origine, la ripartizione e la qualità delle proteine utilizzate nella composizione, sarà impossibile avere un giudizio ponderato sul tenore proteico del singolo prodotto. E’ nelle nostre mani invece la possibilità di comprendere gli ingredienti e le tabelle indicati sui prodotti, calcolare le grammature di proteine, grassi e carboidrati che andremo a somministrare ai nostri cani e scegliere un prodotto che meglio si adegui al suo stato di forma, consci dei danni a lungo termine che l’eccessiva presenza di un dato macronutriente può apportare.

Senza il calcolo di quanti grammi di proteine il vostro cane assume quotidianamente con un dato prodotto, e senza considerare cosa il prodotto contenga al posto delle proteine, asserire che un croccantino sia troppo proteico è privo di fondamento.

Nutrizione del cane, intervista alla D.ssa Annalisa Barera

Oggi abbiamo l’onore di intervistare la dottoressa Annalisa Barera, patologa e nutrizionista.

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Dottoressa, innanzitutto grazie per la cordialità e la disponibilità nel prestarsi a questa intervista. Come Lei saprà, l’obiettivo di Ti Presento I Croccantini è educare l’utenza dei mangimi industriali alla lettura e alla comprensione delle etichette: tra i tanti ingredienti possibilmente dannosi o comunque non salutari, ce ne indicherebbe tre da evitare e ce ne spiegherebbe brevemente le motivazioni?

Grazie a voi per l’opportunità che mi date sulla vostra pagina, sono ben lieta di rispondere spero al meglio, alle domande che mi farete. Per quanto riguarda gli ingredienti da evitare al primo posto metterei i sottoprodotti animali. Infatti secondo il regolamento europeo tutt’ora in vigore sull’argomento, a questa categoria possono appartenere oltre alle carcasse di animali uccisi che non possono essere destinati al consumo umano per motivi commerciali (non indicati), anche pelli, corna, zampe, ossa, setole, piume, sangue, prodotti della lavorazione del grasso, del latte, prodotti alimentari, lana, animali acquatici e tanto altro. Sinceramente le indicazioni sanitarie su questi prodotti sono abbastanza lacunose, quindi è meglio evitare. Altro ingrediente da evitare sono le proteine idrolizzate. Sono tanto osannate come più digeribili, adatte ai cani sensibili, ma in realtà derivano dalla idrolizzazione delle parti di scarto (vedi sottoprodotti animali) , in particolare dalle piume. In realtà sono state “inventate” per poter utilizzare le tonnellate di piume che derivano dalla macellazione del pollame. A prescindere che nelle piume e in vari scarti il profilo amminoacidico non è completo come nella carne vera e propria, queste fonti proteiche sono sottoposte a doppia lavorazione rispetto a quando si usa come materia prima la carne. E siccome ad ogni lavorazione, a causa delle temperature e delle pressioni a cui sono sottoposte, le proteine non solo producono sostanze potenzialmente tossiche (reazione di Maillard, AGEs, etc) ma diventano anche impossibili da assorbire, se si parte da proteine già sottoposte a lavorazione la biodisponibilità degli amminoacidi diminuisce ulteriormente. Come terzo ingrediente io eviterei i cereali. Non sono dannosi o di scarsa qualità di per se, ma  il cane non si è evoluto per digerirli. Possono causare sovrappeso e scompensi metabolici di una certà entità. Per questo in molte crocchette oggi si tende a sostituirli con la patata, ad esempio.

Sappiamo comunque che in commercio ci sono anche croccantini di buona fattura; se Lei fosse, per i suoi cani, una consumatrice di cibi industriali, quali sarebbero invece gli ingredienti che vorrebbe trovare nella composizione?

Per quanto riguarda le crocchette di ottima qualità, quello che cerco sono poche ma importanti caratteristiche come ad esempio che la fonte proteica deve essere al primo posto e deve essere costituita da carne disidratata o farina di carne disidratata. Il termine disidratato mi permette di calcolare velocemente il contenuto di carne nella crocchetta senza dover eliminare la componente acquosa dalla materia prima. Poi guardo i lipidi, e il grasso o l’olio di pollo e di oca e/o di salmone sono tra le migliori fonti di acidi grassi. Meno buoni i ciccioli, lo strutto, oli e grassi generici che possono derivare da lavorazioni precedenti e contenere sostanze di scarto come l’esano, potenzialmente neurotossico. Le verdure sono importanti e dovrebbero essere indicate in modo specifico in modo da capire la percentuale di fibre solubili e insolubili presenti. Infine, pochi ingredienti tra il primo e il primo grasso indicano una crocchetta di buona qualità.

Conosciamo la Sua predilezione verso una alimentazione naturale, potrebbe indicarci e motivarci brevemente il Suo ordine di preferenza tra cibo industriale secco, cibo industriale umido, diete naturali a crudo (es. BARF) e diete casalinghe cotte? Quali sono, secondo la Sua esperienza professionale, vantaggi e svantaggi di questi quattro tipi di alimentazione?

Nella mia classifica personale metto al primo posto le diete naturali a crudo, poi le casalinghe cotte, poi il cibo industriale umido e infine il secco. Andando per ordine, il cibo naturale crudo è quello che permette di dare al cane tutte le sostanze di cui ha bisogno sotto forma biodisponibile al 100%. Questo tipo di diete però presenta dei problemi perchènon è adatta a tutti i cani a causa della grande percentuale di ossa polpose che si danno: alcuni non riescono a masticarle,come i cani anziani o cani con problemi particolari ai denti o a causa della conformazione del muso;  e in alcuni cani, specie se sedentari, danno qualche problema a livello intestinale. Inoltre c’è la componente igienico sanitaria che non va sottovalutata, infatti la carne di maiale ad esempio non può essere data cruda a meno che non sia sottoposta ad un congelamento a bassissime temperature (che non sono quelle dei congelatori casalinghi) e per lunghi periodi a causa della possibile presenza di trichinella. Stessa cosa per il pesce crudo e la possibile infezione da anisakis.

Le diete casalinghe con tutto il cibo cotto d’altronde sono carenti in vitamine e spesso le cotture sbagliate, come la bollitura della carne, possono far perdere altri nutrienti come gli acidi grassi e ridurre la digeribilità delle proteine. La dieta più equilibrata a mio parere, è quella che tiene conto delle esigenze del cane e delle norme igieniche alternando cibo crudo a cibo cotto in determinati modi per salvaguardare i nutrienti. In questo caso servono davvero poche e semplici integrazioni.

Il cibo industriale umido è messo prima delle crocchette, in quanto più digeribile e perché contiene (nelle marche di qualità) una buona proporzione degli ingredienti che riflettono la corretta dieta del cane carnivoro/onnivoro. Inoltre è sottoposto ad una lavorazione meno aggressiva del cibo secco.

Le crocchette o cibo industriale secco ha lo svantaggio di essere lavorata a lungo, di avere una percentuale di carboidrati elevata (necessaria per assemblare la crocchetta)  e di essere poco digeribile. Infatti il cane digerisce questo alimento anche in 12 ore e consuma moltissima acqua per reidratare la crocchetta e poter iniziare a digerire. E questo purtroppo vale anche per la crocchette di ottima qualità.Il vantaggio è di poter conservare a lungo questo cibo e il prezzo.

Secondo la Sua esperienza professionale, quali sono le problematiche che più spesso si riscontrano in animali domestici nutriti con mangime secco di bassa qualità?

Le problematiche che spesso portano il proprietario a contattarmi e addirittura a cambiare radicalmente alimentazione sono quelle a carico del mantello e dell’apparato digerente. I cani presentano spesso perdita di pelo, dermatiti, piodermiti, ponfi e cisti interdigitali che con una buona alimentazione e naturalmente sotto controllo veterinario, regrediscono nella maggior parte dei casi( a meno che non si abbia una componente allergica ambientale, in tal caso comunque migliorano). Altre problematiche comuni sono il vomito, la gastrite e feci molli. E da sottolineare che le crocchette sono ricche in fibre ed è difficile che un cane vada in diarrea o feci molli, anche se ha un problema intestinale, quindi se un cane va in diarrea mangiando crocchette spesso il problema intestinale è davvero grave e bisogna intervenire subito con il veterinario e cambiare la  dieta.

Secondo Lei, qual è il livello medio di competenza dei veterinari generici in quanto a nutrizione? Perché secondo Lei i veterinari di solito consigliano sempre le stesse case mangimistiche per i loro pazienti a quattro zampe?

La competenza media non è alta, e molti veterinari con cui ho parlato mi hanno confessato che in realtà nel corso di laurea l’alimentazione degli animali da compagnia o non è contemplata o contemplata marginalmente. Il veterinario poi ha comunque pochissimo tempo per seguire anche l’alimentazione, che comunque va messa a punto in qualche settimana, e si affida al cibo commerciale che , almeno a parole, da la soluzione per ogni problema. Crocchette per cani obesi, per problemi renali, per problemi articolari, per otiti, per cani sensibili..ce n’è per tutti i gusti, ma se andiamo a guardare gli ingredienti ci sembra difficile riconoscere qualcosa che possa davvero risolvere i problemi. Però, la buona notizia è che da qualche anno sempre più veterinari stanno tornando ad attenzionarsi sulle problematiche nutrizionali e sulle diete fatte con ingredienti naturali.

A parte gli ingredienti di cui abbiamo parlato precedentemente, ci sono altri rischi comuni a tutti i croccantini, indipendentemente dalla composizione, legati ai processi di produzione, allo stoccaggio o ad altro?

Si, i problemi comuni sono correlati alla lavorazione, in particolare ai processi di estrusione che grazie a delle reazioni chimiche (reazione di Maillard) fanno si che si formino delle sostanze che se ingerite in grosse quantità hanno effetti nocivi sull’organismo. Un altro problema della lavorazione è la biodisponibilità di alcuni amminoacidi, come la lisina, che diminuisce drasticamente e delle vitamine e dei sali minerali. Infatti spesso questi ingredienti sono aggiunti alla fine del processo, ma non sono assorbiti come le stesse sostanze presenti nelle fonti primarie. Per quanto riguarda lo stoccaggio un problema comune è la contaminazione da acari della farina e della polvere, nonchè le muffe. Cercate di comprare sempre pacchi non troppo grandi e che consumerete in poco tempo e richiudete sempre con cura la confezione. I cani allergici agli acari e alle muffe hanno reazione particolarmente violente se mangiano crocchette contaminate.

Gli stessi pericoli sono riscontrabili anche per il cibo industriale umido?

Nel cibo umido i processi di lavorazione sono meno aggressivi verso la materia prima e non si formano sostanze tossiche particolari. Inoltre non sono contaminati dagli acari, l’unico problema può essere la formazione di muffe se la confezione è tenuta aperta per molto tempo.

Dottoressa Barera, Ti Presento I Croccantini tratta l’alimentazione industriale, perché Lei invece preferisce una alimentazione naturale per i nostri amici a quattro zampe? Non è, come si pensa di solito, dispendioso in termini di tempo e soldi, pericoloso per la salute fisica (vermi, batteri, parassiti, ostruzioni intestinali, etc) e psicologica (aggressività) dei nostri cani?

Le crocchette non sono un cibo naturale. Sono poco digeribili, sono lavorate..non possono essere paragonate ad una bistecca. E’ come se noi preferissimo un wurstel ad una fetta di maiale, una sottiletta ad un pezzo di parmigiano, etc  Per quanto riguarda le principali critiche fatte al cibo naturale risponderò in maniera precisa:

– dispendiosa in termini di tempo: in realtà si possono preparare le porzioni una volta a settimana, congelare tutto e scongelare all’occorrenza. Basta organizzarsi

– dispendiosa in termini di soldi: innanzitutto calcolate il costo di una crocchetta di qualità + le spese veterinarie . Non spenderete di più. Tra l’altro una volta organizzata la dieta, si può imparare a fare la spesa ( e serve anche a noi) cercando le offerte, o un rivenditore locale.

– pericolosa per la salute fisica: no, non lo è. Basta seguire le normali regole di igiene e profilassi. Per quanto riguarda l’ostruzione intestinale si ha solo se la proporzione di ossa non è corretta rispetto il resto del cibo, le dimensioni, e il metabolismo del cane.

– psicologica: vorrei non rispondere…ma in effetti è vero, dopo aver mangiato il carpaccio di manzo anche io divento aggressiva! A parte gli scherzi , invece molto proprietari dicono che con la dieta naturale il cane è più rilassato. Ma d’altronde, se voi aveste sempre la pancia gonfia, in digestione, se mangiaste sempre del cibo difficile da digerire, potreste essere del tutto rilassati?

Cosa dovrebbe mangiare un cane sano? Di cosa dovrebbe comporsi la sua dieta ideale?

Un cane sano dovrebbe mangiare tutto quello che serve per mantenersi in salute. Il che vuol dire una giusta proporzione dei nutrienti principali e dei micronutrienti. In linea di massima una dieta equilibrata è composta dal 70% di carne (di cui fanno parte in varie proporzioni ossa polpose, frattaglie, grasso, pesce, etc) , il 20% di verdure e frutta e il 10-15% massimo di patata o riso. Meglio evitare i cereali e i prodotti  lavorati come la pasta , il pane o il riso soffiato, che hanno degli indici glicemici e insulinici parecchio alti. A queste quantità vanno aggiunti alcuni tipi di latticini e alcune integrazioni soprattutto per gli acidi grassi omega 3 e 6.

Cosa pensa dei croccantini dietetici, ad esempio quelli che vengono prescritti per combattere l’obesità, il diabete, per sedare problemi renali, allergie e via discorrendo?

In realtà, andando a studiare gli ingredienti ho notato che più che risolvere il problema alla base e a lungo termine, tamponano i sintomi. Le crocchette per cani obesi ad esempio sono piene di carboidrati e fibre e povere di proteine animali, come se fosse la carne a far ingrassare il cane. Inoltre la carenza di proteine nobili e la contemporanea presenza di troppe fibre potrebbe portare a lungo termine a carenze anche serie. Ho visto che i cani, specie le femmine sterilizzate, tendono a ingrassare in presenza di carboidrati. Basta passare al naturale o dare una ottima crocchetta ricca in carne e povera in carboidrati, specie quelli dei cereali, e il cane torna in forma. Le crocchette per alcuni problemi renali sono molto carenti in proteine, perché una volta si pensava che in caso di disfunzione renale l’abbassamento delle proteine potesse salvaguardare il cane. Per fortuna secondo studi recenti si è scoperto che non è così, anche perché gli studi a cui ci si riferiva prima erano condotti sui ratti. E i ratti di certo non sono dei carnivori/spazzini come i cani. Le stesse aziende danno indicazioni consigliando o un utilizzo al bisogno o se per lungo tempo, una integrazione con amminoacidi che non sono presenti nel cibo dato. Dalla mia esperienza comunque, una buona dieta mirata ha dato ottimi risultati sia nei casi di obesità che in presenza di calcoli renali (di tutti i tipi), che di problemi renali di lieve e media entità. Nel caso di problemi renali gravi il cane comunque non è peggiorato.

Nel recensire i croccantini, ci siamo trovati davanti a prodotti, di solito di buon livello, dichiarati adatti ad ogni età e razza. Secondo Lei, hanno senso composizioni diverse a seconda di razza, età, sesso, attività fisica, eventuale castrazione, ed altro?

Se si vanno a guardare le indicazioni delle FEDIAF sull’alimentazione di cani e gatti si può vedere come tutti i nutrienti e i micronutrienti e il fabbisogno energetico sono indicati come range. Per questo i produttori di cibo commerciale possono produrre del cibo che più o meno va bene per ogni cane anche se di razza o attività fisica differente. E posso anche essere d’accordo sul principio base di questo ragionamento, nel senso che un cane a prescindere dalla sua situazione ha bisogno di una certa quantità e qualità di alimento, e in effetti se la qualità è alta e si varia la quantità rientriamo nel fabbisogno. Ma essendo comunque un cibo standardizzato non è così elastico da adattarsi perfettamente ad ogni cane, tanto è vero che poi dobbiamo cercare per il nostro amico a 4 zampe un alimento specifico. Infatti anche le crocchette di altissima qualità che vanno bene per quasi tutti, possono dare problemi in alcuni cani.

Nonostante abbiamo più volte ricordato la sua propensione verso le alimentazioni naturali, avrebbe comunque dei consigli generici per tutti quegli utenti che, a dispetto di tutto e per le loro motivazioni individuali, continueranno ad avvalersi dei croccantini?

Certamente! Prima di comprare una cibo commerciale leggete con attenzione gli ingredienti e la lavorazione del prodotto. Fidatevi,ma fino ad un certo punto di ciò che il produttore scrive per pubblicizzarsi! Se viene indicata come fonte proteica solo carne di prima qualità ma negli ingredienti ci sono i sottoprodotti animali, è logico che c’è qualcosa che non va. Meglio crocchette pressate a freddo che estruse, meglio umido in filetti o in cui si possono distinguere gli ingredienti del patè. Come ho detto prima, cercate una crocchetta con un primo ingrediente di origine animale, meglio se disidratato, pochi carboidrati e una buona fonte di grasso. Tutti gli ingredienti dopo il primo grasso e olio sono in tracce, quindi poco importanti. E infine comprate sacchi di crocchette che potete consumare in poco tempo, altrimenti porzionate in porzioni piccole e facili da conservare perché le crocchette possono essere contaminate da acari e muffe e i grassi possono facilmente diventare rancidi al sole o al caldo. Per l’umido vale la stessa cosa, comprate monoporzioni e non lasciate la confezione aperta in frigo per più di un paio di giorni al massimo.

In questi primi mesi di Ti Presento I Croccantini abbiamo sempre cercato di utilizzare un linguaggio poco tecnico e comprensibile a tutti; Lei saprebbe consigliarci delle letture (libri, siti internet, etc) di facile comprensione in merito all’alimentazione dei nostri animali domestici?

Se devo essere sincera, quando ho iniziato a interessarmi anni fa di alimentazione per piccoli animali ho incontrato delle difficoltà anche io. Non tanto per la chiarezza del linguaggio, quanto per la moltitudine di opinioni contrastanti. Ci sono molti siti e blog e pagine Facebook che spiegano come alimentare al meglio, ma c’è anche tanta confusione. Io ho studiato e studio tutt’ora su libri in lingua inglese, perchè devo dire che al di la delle Alpi c’è una concezione più omogenea di alimentazione. Comunque ho un gruppo su Facebook dove ci si scambiano le esperienze sull’alimentazione sia commerciale che naturale, e dove spesso indico tramite delle note degli articoli e/o dei libri da cui prendere spunto. Di sicuro una lettura che consiglio a chiunque conosca l’inglese è “Give your dog a bone” del dott. Ian Billighurst, il pioniere della BARF. Capirete il suo approccio e il perché è tornato ad una dieta naturale. Oppure aspettate i miei  ebook di prossima uscita sull’alimentazione in generale e su quella naturale in particolare e su come leggere le etichette . Alla fine degli ebook saranno indicate tutte le fonti bibliografiche per chi volesse informarsi in modo autonomo.

Dottoressa Barera, può ricordare ai nostri lettori in che modo contattarLa per avvalersi della Sua consulenza professionale?

Possono contattarmi su Facebook sul mio profilo Dott.ssa Annalisa Barera o iscriversi nel mio gruppo Alimentazione a 4 zampe, o alla mia email annalisa.barera@gmail.com.

Per Ti Presento I Croccantini è stato un vero onore poter intervistare la Dottoressa Barera e poterci confrontare con un punto di vista diverso in merito all’alimentazione industriale. Ringraziamo infinitamente la Dottoressa Barera per la gentilezza, la chiarezza e la disponibilità, nella speranza che un domani si possa replicare un’esperienza di questo tipo, magari per approfondire un determinato argomento, o semplicemente per riportare dubbi, domande e perplessità dei nostri lettori. Grazie Dottoressa Barera, è stato veramente un piacere, lasciamo a Lei i saluti finali.

Grazie per l’opportunità, è stato un piacere. Spero anche io in futuro di riprendere il discorso in maniera più approfondita. Complimenti per il vostro lavoro di informazione, molto importante e utile per rendere consapevoli nell’alimentare il proprio cane.

Cosa mangia il tuo cane?