Mais: da evitare

Il mais è un cereale molto utilizzato nell’industria mangimistica fondamentalmente perché ha un prezzo ridotto, ha un elevato valore energetico (365kCal ogni 100g) derivato dall’enorme quantità di carboidrati (oltre il 75%), un buon apporto proteico (9,2%) e un’alta concentrazione di fibre (20%).

Queste che sembrano ottime proprietà, in realtà non sono compatibili con l’alimentazione canina. Le proteine non nobili contenute nel mais non sono assimilabili dal cane, ma vanno ad aumentare la percentuale di proteine presenti nella composizione indicata sulle etichette del sacco di croccantini. Le molte fibre di cui si compone sono indigeribili (tanto per i cani quanto per gli umani, solo gli erbivori con il loro complesso apparato digerente riescono ad assimilarne i nutrienti) e non faranno altro che aumentare la quantità di feci al momento dell’evacuazione. I carboidrati poi, che non sono assolutamente necessari nella dieta di un canidae (tanto che nessun canidae selvatico se ne nutre), rendono un apporto energetico che farà stare il cane perennemente su di giri, dando l’impressione al padrone di un cane in ottima salute perché molto vispo e vivace, tanto che in alcuni casi si ricorre all’intervento di veterinari comportamentalisti, soprattutto nel nuovo mondo, che diagnosticheranno un cane iperattivo e prescriveranno calmanti, ignorando totalmente il fattore alimentare.

L’aspetto più negativo della presenza di mais nei croccantini per cani è legato però a tematiche ancor più importanti. Diversi studi scientifici negli ultimi anni hanno evidenziato la relazione tra la presenza di  mais nei mangimi e l’insorgenza di tumori. Lo studio che ha maggiormente destato scalpore (per le marche dei cibi analizzati) risale al 2013 ed è stato commissionato dal Consumer Council of Hong Kong (l’Associazione dei Consumatori di Hong Kong).

I risultati sono stati uno shock per molti proprietari di animali domestici. Tre popolari produttori di alimenti degli Stati Uniti, Purina, Hill’s e AvoDerm, avevano tutti gli alimenti che sono stati trovati a contenere aflatossina B1.

Le aflatossine sono micotossine (sostanze chimiche tossiche prodotte dai funghi) che proliferano nelle muffe che vengono a crearsi sul mais a causa delle povere condizioni di crescita e delle scadenti condizioni di stoccaggio.  Purtroppo queste tossine resistono a temperature ben più alte rispetto a quelle utilizzate nel processo di cottura e estrusione dei croccantini e, ancor peggio, sviluppano un potentissimo agente cancerogeno.

La società per la salute e la nutrizione animale Alltech ha analizzato 965 campioni di alimenti per animali domestici e ha riscontrato che il 98% di loro è stato contaminato da uno o più micotossine, mentre il 93% conteneva due o più micotossine.

Cani che mangiano da 0,5 a 1 mg aflatossina per kg di peso corporeo possono morire in pochi giorni. Piccole quantità di aflatossine, come quelle che si trovano nella maggior parte dei campioni di alimenti per animali, possono provocare sintomi tra cui la perdita di peso, letargia, ittero, danni permanenti al fegato, tumori e anche la morte. La poca informazione in questo senso non induce però i veterinari, a cui vengono portati in cura animali domestici con questi problemi, a pensare al problema rappresentato dalle aflatossine.

Le aflatossine si legano con il DNA e causano mutazioni delle cellule. Newberne e Wogan nel 1968 sono stati in grado di produrre tumori maligni nei ratti con meno di 1 mg di aflatossina per kg di mangime.

Trevor Smith, ricercatore che lavora sulle micotossine presso l’Università di Guelph, dice: “Un cambiamento di ingredienti negli alimenti per animali domestici è necessario. Dobbiamo spostare l’attenzione da batteri, deterioramento o contaminazioni, come abbiamo fatto in passato, e concentrarci pienamente sulla rimozione di queste micotossine“.

Di tutta risposta al crescente numero di studi che dimostrano insalubrità e proprietà cancerogene del mais nei mangimi animali, una delle più grandi aziende mangimistiche del mondo, Purina, ha confermato il problema in una dichiarazione al South China Morning Post, ma ha anche dichiarato che “le aflatossine cancerogene sono state un contaminante naturale inevitabile”.

Inevitabile per chi? Per tutte quelle aziende mangimistiche per cui è più importante il profitto rispetto alla salute degli animali domestici e che pertanto continuano ad usare mais nei mangimi? O per i consumatori per cui il risparmio economico è prioritario rispetto alla salute dei propri animali? Non è un caso che i mangimi migliori, più sani e più cari non contengano mais, ma siamo sicuri di risparmiare davvero comprando mangimi a base di mais per i nostri cani? Quanti soldi spenderemo a lungo andare in visite e accertamenti veterinari per problemi epatici o neoplasici?

I mangimi per cani hanno molti problemi, ma questo è uno dei più importanti e va risolto subito evitando di comprare prodotti che contengano mais in ogni sua forma.

5 pensieri su “Mais: da evitare”

  1. Buonasera ho letto attenatamente il vostro articolo, già dall’inizio trovo degli errori ( spero di Battitura ) il 75% di Carboidrati, 9,2% apporto proteico e 20 % fibre, fa un totale di oltre il 104%. Vero è che le proteine del mais non sono nobili ma sarebbe stato meglio descrivere cosa significa e cioè che non contengono tutti gli 8 aminoacidi necessari per compiere la sintesi proteica che il cane deve assumere con la nutrizione, basterebbe abbinarlo ad un altro vegetale che abbia l’ aminoacido limitante al mais ed il gioco è fatto.
    trovo assurdo che scriviate che il mais sia cancerogeno quando le cause non derivano dal vegetale ma lo stato di conservazione, non conosco studi che descrivano il mais in se per se come cancerogeno. Se devo essere sincero è un articolo totalmente forviante e di parte basato su casteli che non reggono: esempio la nutrizione dei canidi selvatici, se ne scrive in questo articolo diminticando le migliaia di anni di domesticazione. a mio avviso i mangimi altamenti proteici sono alla base di moltissime patologie come: dermatiti, allergie, diabete e tumori a fegato reni e pancreas.

    1. Sinceramente speravamo di non dover spiegare che:
      – carboidrati, apporto proteico e fibre non sono da sommare in una percentuale unica;
      – visto che il mais non arriva fresco in bocca al cane, ma viene stockato e conservato, sì, è cancerogeno, e basta ricercare un qualsiasi studio sulle aflatossine su PubMed;
      – la domesticazione del cane non ha nulla a che vedere con il suo apparato digerente, che è rimasto totalmente invariato rispetto ai selvatici;
      – i mangimi altamente proteici dove le proteine non siano altamente biodisponibili sì, possono creare danni, NON E’ l’assunzione di proteine in sè che fa ammalare i cani, anzi.

      Evitiamo ulteriori commenti sul tono del messaggio.

      1. Buonasera,
        vorrei fare solo alcuni appunti:
        1) l’aflatossina B1 è cancerogena anche per l’uomo, ma deriva esclusivamente dal cattivo mantenimento del mais; in teoria non dovremmo più mangiare mais?
        2) in verità parrebbe che il genoma canino si sia differenziato da quello del lupo, modificando le richieste alimentari del cani; di seguito la fonte (fonte originale pubblicata anche su Nature).
        http://www.informazione.it/c/B7C120B4-D2B6-41D9-A233-6D772B06892B/Il-mais-e-i-cereali-nell-alimentazione-dei-cani-intolleranza-alimentare-o-intolleranza-ideologica.

        1. 1) gli umani non mangiano circa il 50% di mais nella loro alimentazione come invece avviene per i mediamente scadenti cibi commerciali per cani, e i cereali ad uso alimentare animale non sono stockati e trattati con la stessa cura di quelli ad uso umano

          2) per UN articolo pubblicato su Nature (sempre lo stesso) ci sono decine di studi che può cercare anche su PubMed che affermano il contrario. Canello poi lavora per Sanypet Forza 10…. le converrebbe cercare altre fonti

          1. Sicuramente è vero che in europa il mais non è il cereale maggiormente diffuso, ma per alcuni Paesi rappresenta la principale fonte alimentare (Paesi dell’Africa e del Sud America); comunque il primo commento voleva appunto focalizzare l’attenzione non sul cereale di per se, ma sulla qualità della filiera: se mi fido di chi produce la crocchetta (e la fiducia va ricercata effettuando test sui prodotti piuttosto che su certificazioni varie delle case produttrici), allora posso stare tranquillo.
            E’ vero che Canello ha interessi di parte, ma la ricerca non è stata effettuata da lui; inoltre se si critica una fonte, sarebbe bene pubblicare almeno un’ altra fonte, in modo da garantire un contraddittorio equo. (non vorrei doverle cercare tutte io le fonti 🙂 )

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