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Intervista al Dr Enrico Chisari: tra Report e medicina veterinaria

Per Ti Presento I Croccantini è un grande onore avere la possibilità di intervistare il Dottor Enrico Chisari, medico veterinario, la cui fama si è amplificata in seguito al servizio della trasmissione televisiva Report “Troppa Trippa” andata in onda il 6 dicembre 2015 su Rai Tre.

tratto dalla trasmissione Report
tratto dalla trasmissione Report

 

Innanzitutto Dr Chisari, nel darle il benvenuto dei nostri lettori e nel ringraziarla per il contributo che ha reso e rende all’informazione degli utenti dei cibi industriali per cani, la ringraziamo infinitamente per la sua disponibilità e per averci concesso questa intervista in un momento così mediaticamente infuocato.

Sono io ad esprimervi la mia riconoscenza per l’opera che svolgete, per il rigore a cui essa è improntata, avendo come unico interesse quello di tutelare la salute del popolo canino. La mia disponibilità è scontata, altrimenti avrei scelto di svolgere un’altra professione.

Nei giorni a seguire la trasmissione della puntata di Report si è generata molta confusione. La nostra opinione, di praticanti di diete naturali e di informatori sui prodotti industriali, è che l’argomento alimentazione sia stato trattato troppo sommariamente, ma ci rendiamo conto che sarebbe stato impossibile fare un servizio esaustivo con i moderni tempi televisivi. Immaginiamo che anche i suoi interventi siano stati oggetto di tagli nel montaggio, per cui vorremmo darle la possibilità di esprimere eventuali concetti o precisazioni non trasmessi, o solo parzialmente trasmessi, nel montaggio finale.

Se avessi potuto recuperare una tra le molte mie affermazioni sacrificate dagli inevitabili tagli richiesti dalla necessità di sintesi, avrei salvato la risposta alla domanda: “A suo parere è preferibile una dieta fresca o una dieta commerciale?”.

La mia replica era, nella sostanza, di questo tenore:

“Voi ponete tale domanda ad un medico veterinario ma, probabilmente, non vi rechereste da un medico umano chiedendo se è  preferibile cibo fresco o cibo industriale che ha dei limiti intrinseci ed invalicabili: è prodotto molto tempo prima di essere consumato, è fatto a temperature estremamente elevate che ne riducono il potere nutrizionale, richiede conservanti per non essere aggredito dai processi ossidativi. Non lo chiedereste perché non è necessario un medico: è intuitivo che sia preferibile un’alimentazione fresca ad una industriale conservata.

Esistono scatolette anche per la nostra specie, ma nessun medico ritiene che sia l’alimento migliore, così come nessun diabetologo prescriverebbe del cibo in busta per diabetici, nessun nefrologo dei pasti prefatti per soggetti nefropatici. E, aggiungo, nessun conduttore di cane penserebbe mai di potersi nutrire tutta la vita di un cibo completo fatto e studiato ad hoc dall’industria per la nostra salute.

Ammesso e non concesso che il cibo per cani e gatti sia prodotto con ingredienti validi, gli stessi ingredienti freschi saranno sempre meglio di quelli conservati.

Primo dovere di una  buona medicina è la prevenzione ed il primo strumento della prevenzione è la corretta alimentazione, per tutti gli animali, uomo compreso”.

E ora vorrei aggiungere, a suffragio di quanto detto, un pensiero di Ippocrate, il primo medico della storia: “Farai del cibo la tua medicina”.

E molti, molti secoli dopo, Feuerbach aggiunse: “L’uomo è ciò che mangia”  … ma anche il cane.

La reazione che abbiamo potuto notare nell’utente medio, a seguito della trasmissione, è paura. Amiamo i nostri amici a quattro zampe e, molto spesso, quando sbagliamo nei loro confronti, che si tratti di alimentazione o educazione, lo facciamo in buona fede. Secondo lei il pubblico fa bene ad avere paura?

Uno che di paura se ne intendeva, Lovecraft, così ha sentenziato: “La più potente emozione umana è la paura”. Ed è stato proprio sull’induzione di immotivate paure che il marketing del comparto pet food ha fondato il proprio eclatante successo. Recentemente ho letto un articolo in cui si rammentava ai conduttori di cani la quantità di sostanze, aminoacidi ed oligoelementi necessari al benessere del cane, concludendo minatoriamente che nessuna dieta casalinga, ancorchè buona, può garantire un siffatto apporto di nutrienti. Al dotto estensore dell’articolo io avrei voluto chiedere: “ma tu, quando ti siedi a tavola a mangiare, contemplando i piatti che hai davanti, fai bene il conto degli aminoacidi che contiene? Controlli che siano presenti tutti gli 8 aminoacidi essenziali per la nostra specie? Lo fai sempre? E alla fine del conto, cominci con il ferro, il rame, lo zinco, ecc?” Spiace ricorrere al sarcasmo, ma non mi viene altra reazione. Siamo animali molto meno razionali di quanto non ci crediamo e ne paghiamo le conseguenze.

Stanti le problematiche comuni a tutti gli alimenti industriali, ci sono prodotti (che non la invitamo a nominare) che possono farci dormire sonni tutto sommato tranquilli o tutto il settore petfood è assimilabile ai produttori oggetto dell’inchiesta di Report?

Certo che no! Sono il primo a fare dei distinguo, consapevole che se tutti i croccantini si equivalgono nell’aspetto questo non vale per la sostanza. Suggerisco sovente, almeno di fare una dieta mista, alternare un croccantino che offra alcune basilari garanzie di qualità, a del cibo fresco, non condannare un cane alla mortificazione ad vitam di non conoscere il sapore di un alimento normale. Non tutti riescono a sobbarcarsi l’impegno di preparare da mangiare per il cane, non sempre si dispone del tempo. Per quanto, con un minimo di organizzazione, si riescono a ridurre gli sforzi (congelatore primo alleato).

Per il gatto il discorso è ancora differente perchè non solo la qualità dell’alimento conta ma anche il suo stato fisico, cioè il fatto che sia umido o secco. Il gatto domestico è un animale di origine deserticola (deriva da Felix lybica e non da Felix silvestris, il gatto selvatico europeo che popola i boschi). Essendosi evoluto in un ambiente naturalemte poverissimo di acqua tende per sua natura a bere poco e a ricavare i liquidi dalle prede (nel nostro caso dal cibo): se gli somministriamo crocchette gli induciamo una temporanea disidratazione obbligando i suoi reni a fare un superlavoro per concentrare ulteriormente le urine. Quindi l’alimentazione deve essere prevalentemente umida, anche se industriale.

Le reazioni di alcuni produttori non si sono fatte attendere. Monge, Purina ed altri si sono affrettati in comunicati stampa che, nella quasi totale interezza, puntavano a tranquillizzare l’utenza, senza però, di fatto, dare le risposte che l’utente informato si aspettava. Cosa pensa di questi comunicati stampa?

E’ la comprensibile reazione di chi ha paura e tutela i propri interessi. Loro fanno il loro mestiere: produrre e vendere pet food. Io cerco di fare il mio: curare gli animali.

Mi ha invece fatto riflettere una critica mossa da diversi utenti televisivi che hanno riscontrato, nell’inchiesta condotta da Report, il limite di aver concesso poco spazio alla controparte, di non aver creato un contraddittorio tra i detrattori delle crocchette ed i loro fautori. Trovo questa critica infondata per due ordini di motivi: innanzitutto perché la natura stessa dell’inchiesta giornalistica non prevede il confronto; se ciò accadesse sarebbe uno dei tanti talk-show che popolano i palinsesti televisivi. In secondo luogo per la banale ragione che l’altra campana è quella che ascoltiamo da decenni, sempre uguale a se stessa, che ammette cambi di dieta purchè si passi da una crocchetta all’altra, spesso senza ottenere i risultati cercati. Per una volta che si è data voce a chi non l’aveva mai avuta, non ravvedo l’urgenza di ristabilire l’antico ordine.

L’Ordine o le associazioni di medici veterinari, hanno preso delle posizioni in merito a quanto espresso da lei, dai suoi colleghi intervistati e dal servizio stesso andato in onda per Report?

Si, per lo più in disaccordo. Io ho espresso il mio punto di vista, in scienza e coscienza, come faccio tutti i giorni in ambulatorio. Loro hanno espresso il proprio.

Secondo lei, gli attuali percorsi di studi di medicina veterinaria, sono sufficienti a dare una vera preparazione in quanto a nutrizione dei nostri animali domestici? Qualora non li ritenesse sufficienti, crede sia questa preparazione sommaria a far sì che molti veterinari si fidino di alcune multinazionali e ne consiglino i prodotti?

Non può esserci alcun dubbio sul fatto che il percorso di studi in medicina veterinaria dedichi un tempo irrisorio ad un aspetto di primaria importanza per la vita: la nutrizione. In questo non differiamo dall’iter di studi di medicina umana: pare che sia proprio un limite culturale prima che didattico. In generale molte persone, anche di scolarità elevata, ritengono di poter ingerire impunemente un po’ di tutto, facendosi sedurre da rutilanti confezioni che ammiccano dagli scaffali dei supermercati. E’ normale che applichino la medesima leggerezza alla scelta del cibo del compagno animale. I rudimenti della nutrizione andrebbero insegnati ai bambini già in tenera età ed approfonditi tutta la vita: così avremmo la consapevolezza del suo immenso valore per noi  e per tutti quelli a cui vogliamo bene. Le conoscenze che io ho acquisito ho dovuto cercarle da solo, dopo la laurea.

Nella sua carriera di medico veterinario ha avuto modo di riscontrare un range di sintomatologie o patologie legate all’uso di alimentazioni industriali? Se ne ha avuto modo, potrebbe indicarcele? Quali sintomi dovrebbero indurre l’utente a prendere in considerazione la possibilità di cambiare alimentazione?

Il problema è che le patologie indotte dall’uso continuativo di cibi industriali, in tutti gli animali (uomo compreso) compaiono sul medio periodo, quindi non è facile riconoscere il nesso causa-effetto (cibo-malattia) e ciò non consente di individuarne la possible nocività. Solo in rari casi tale rapporto risulta patente, come accadde nel 2009 a Treviso, allorché l’alto contenuto di melamina delle crocchette cagionò il decesso di tre cani. Ma se la melamina fosse stata meno? Se fossero morti dopo otto anni di crocchette, chi lo avrebbe sospettato? Un esempio paradigmatico della nocività sul lungo periodo è dato dall’epidemia di patologie delle basse vie urinarie nel gatto. Somministrando ad una specie carnivora obbligata alimenti a base di cereali che, per loro natura tendono ad alcalinizzare, si induce aumento del pH urinario con conseguente formazione di mineralizzazioni. Se il cibo industriale, poi, è una crocchetta, come già detto, essa disidrata l’animale, obbligandolo a concentrare le urine, avvitandolo in un circolo vizioso che porta a cistiti ricorrenti e scarsamente responsive a terapie. La risposta dell’industria è… un’altra crocchetta, sempre a base di cereali, ma contenente sostanze acidificanti ed elettroliti che obbligano il gatto a bere di più. Sarebbe come, volendo aiutare una barca che sta affondando per un buco, fornire un secchio per svuotarla anziché un tappo per chiuderlo. Forse il problema non si ripresenterà ma non mi sembra il modo più razionale per risolverlo.

Un’altra patologia che si sta esprimendo con sconcertante frequenza è il linfoma intestinale, sempre nel gatto. Difficile avere la prova provata che la colpa sia il cibo industriale, ma assai facile sospettarlo: un intestino fatto per ricevere prede si trova a confrontarsi per anni con sostanze estranee alla propria evoluzione (vedi nutrigenetica), montagne di glutine che, nel corso della propria filogenesi, il gatto non ha mai conosciuto. Questo può indurre uno stato infiammatorio cronico, una reazione permanente del sistema immunitario che esita, talvolta, nel suddetto linfoma.

In alcuni libri, tra cui anche “Give Your Dog a Bone” del dr Ian Billinghurst, si fa esplicito riferimento ad una cosiddetta “sindrome del cane alimentato industrialmente” che racchiuderebbe un arco piuttosto vasto di patologie minori strettamente legate a questo tipo di alimentazione. Concorda con definizioni di questo tipo? Perché non se ne sente parlare?

Credo che dovrebbero essere i veterinari a parlarne e conosco molti colleghi che se ne occupano eccome. Il testo citato parla di “patologie minori”. Ma come dobbiamo considerare un’allergia? Non porta a morte ma costringe ad una esistenza di privazioni e a subire trattamenti farmacologici frequenti, con scadimento della qualità della vita e riduzione della sua aspettativa. Personalmente mi chiedo da anni come arginare l’incidenza sempre maggiore di allergie. A me pare evidente che il loro esorbitante aumento corrisponda e vada di pari passo con l’introduzione e la diffusione su vasta scala di cibi industriali. Alcune molecole utilizzate per conservare il pet food sono fortemente sospettate di indurre allergie (il gallato di propile, per citarne una)

Rimanendo alla sua carriera di medico veterinario, ha avuto modo di riscontrare cambiamenti, guarigioni o miglioramenti con il passaggio da alimentazioni industriali ad alimentazioni naturali? Ci sono casi specifici o tipici in questo senso che vorrebbe brevemente illustrarci?

Questi casi sono stati molti, in particolare patologie gastroenteriche (vomiti frequenti e clinicamente  inspiegabili, feci malformate stabilmente, periodiche crisi di dissenteria) e dermatologiche. Ma non si tratta solo di questo: spesso mi accade di modificare la dieta ad un animale apparentemente sano e bello, con un conduttore del tutto soddisfatto delle crocchette in uso. In questo passaggio, avvengono con sorprendente frequenza, delle trasformazioni evidenti: il pelo lussureggia, migliora l’alito, aumenta la giocosità e la vivacità mentale, è più felice. E questo non deve stupire: i cibi prodotti dall’industria sono spesso bilanciati, ma questo, a mio parere, non può bastare, così come non basta fare una somma di organi per fare un corpo o una somma di neuroni per fare un cervello, anche il cibo non è pari alla somma dei suoi costituenti. Un aminoacido ricavato dalla digestione peptica di un tessuto non è equivalente allo stesso aminoacido ricavato per proteolisi artificiale, lavorato massicciamente assieme ad altro materiale a sua volta frutto di altri procedimenti di raffinazione e, infine, estruso ad altissime temperature in una crocchetta oppure autoclavato dentro una scatoletta di banda stagnata. 

Allo stato attuale delle cose e parlando di cani in buona salute e senza particolari patologie, quale tipo di alimentazione riscontra maggiormente i suoi favori, e perché?

A differenza del gatto che, come specie, preesiste all’uomo, avendolo ad un certo punto affiancato ma restando, nella sostanza, identico a prima, quindi un carnivoro stretto, il cane rappresenta una specie determinata dall’uomo (da cui il nome di Canis lupus familiaris) che si è evoluta mangiando gli avanzi del partner umano e modificandosi, in questo, rispetto al dettato ancestrale del lupo progenitore. Se così non fosse, se non fosse in grado di utilizzare senza problemi molti dei nutrienti presenti nella nostra dieta, i cibi industriali lo avrebbero estinto in pochi lustri, essendo sovente costituiti per lo più da cereali. Da sempre, per l’interesse e la curiosità che mi lega alla nutrizione, ho approfondito l’anamnesi nutrizionale dei pazienti più anziani, riscontrando che, nella mia personale esperienza, mai un cane che ha raggiunto 17-18-19 anni si è nutrito di crocchette, cibabdosi spesso di avanzi di casa. Questo è un dato oggettivo della mia esperienza che, nel suo piccolo e per me, ha valore epidemiologico. Il metodo scientifico richiede la ripetibilità del risultato e, in questo, il dato è scientifico. E’ chiaro che non tutti gli avanzi sono adatti alla nutrizione e io, personalmente, non propongo di somministrare al cane gli avanzi della cucina ma una dieta preparata apposta per lui, secondo determinati ingredienti e principi precisi, con particolare cura al bilancio calcio-fosforo, punto debole delle diete casalinghe. Per troppo tempo si è demonizzato l’osso, autentico piacere d’ogni cane e prezioso nutrimento. La questione sta nel somministrarlo crudo, nel formato adeguato, ad un cane che è abituato a gestirlo, con un apparato gastroenterico avvezzo al suo processamento. Ho visto molossi di 50 Kg rosicchiare con pazienza certosina un osso tanto piccolo da non riuscire quasi a tenerlo tra le zampe, con l’antica sapienza di chi ha una ricevuto in dotazione una mandibola possente e sa farne buon uso.

Molti utenti sono e saranno sempre legati ai croccantini e, nonostante i recenti timori, non vogliono o non possono cambiare alimentazione; soprattutto per questo motivo abbiamo creato Ti Presento I Croccantini, ossia per fornire un aiuto ad orientarsi tra prodotti ed ingredienti. Per questo ramo di utenza, avrebbe dei consigli o delle linee guida nella scelta dei croccantini?

Non vorrei fosse presa per piaggeria ma, conoscendo il vostro operato, suggerirei di fare affidamento alle analisi ed indicazioni riportate in questo sito. 

Quando valutiamo negativamente l’etichetta di un dato prodotto, capita di ricevere commenti o messaggi privati in cui il lettore ci contesta il fatto che il suo cane, alimentato con quel prodotto, sta benissimo. Oltre a rallegrarcene, siamo soliti rispondere che purtroppo si possono riscontrare evidenze di problemi legati alle alimentazioni industriali scadenti solo a lungo termine, per cui suggeriamo in ogni caso uno screening veterinario annuale completo di analisi di sangue, urine e feci. Concorda con questo suggerimento? Ci sono analisi o valori specifici su cui indagare per valutare la correttezza dell’alimentazione somministrata, qualunque essa sia?

No, non ci sono esami specifici perché, come ho detto, tali alimenti sono bilanciati. Io sfiderei i conduttori di cani alla prova pratica: se c’è onestà intellettuale, l’evidenza di numerosi cambiamenti in meglio è innegabile.

Riguardo alle eccezioni… anche mio nonno ha fumato sigarette senza filtro tutta la vita raggiungendo il traguardo degli 83 anni. 

Proponiamo anche a lei una domanda ricorrente nelle nostre interviste. In questi primi mesi di Ti Presento I Croccantini abbiamo sempre cercato di utilizzare un linguaggio poco tecnico e comprensibile a tutti; lei saprebbe consigliarci delle letture (libri, siti internet, etc) di facile comprensione in merito all’alimentazione o ad altri aspetti dei nostri animali domestici?

Ad onta dell’immenso affetto e del profondo legame che spesso lega una persona all’animale con cui condivide la vita, riscontro spesso una carente conoscenza della loro natura, delle esigenze di specie, della loro psicologia, e questo induce a fare grossolani errori di valutazione. Nel giudicare un comportamento o un bisogno dell’animale, noi tendiamo ad adottare criteri intuitivi, cioè siamo simpatetici (siccome sei come me, io ti capisco) mentre dovremmo sforzarci di essere empatici (capisco come sei e, in questo, ti comprendo). Tendiamo, cioè, a negare le specificità  riuscendo solo a comprendere profondamente, negli altri animali, gli aspetti in cui  ci assomigliano di più. Invece penso che volersi bene significhi qualcosa in più. In questo processo mi è stata utile la lettura di due libri: 

per il cane, “Cani si Nasce, Padroni si Diventa” di Patrick Pageat

per il gatto, “Randagio a chi?” di Roberto Marchesini

Per Ti Presento I Croccantini è stato un onore poter intervistare il Dottor Chisari che ringraziamo infinitamente per la chiarezza e la disponibilità. Grazie Dottor Chisari, è stato veramente un piacere, lasciamo a lei i saluti finali.

Io ho già parlato troppo, cedo il passo ad uno che la pensa proprio come me, ma lo esprime in modo migliore:

“Abbiamo bisogno di un concetto diverso degli animali, più saggio e forse più poetico. Trattiamo con condiscendenza la loro diversità ed il destino di aver assunto una forma che crediamo inferiore alla nostra, e in questo sbagliamo: non possiamo misurare gli animali con il nostro stesso metro. In un mondo più arcaico e completo del nostro, gli animali si muovevano compiuti e perfetti, dotati di percezioni sensoriali che noi non abbiamo mai raggiunto, vivendo di gridi che noi non udiremo mai. Gli animali non sono nostri fratelli subalterni, sono popoli altri, coinvolti come noi nella trama della vita e del tempo, compagni di prigionia dello splendido e faticoso travaglio della terra.” (Henry Beston)

 

Report per aprire gli occhi

Come avevamo anticipato, la puntata di Report andata in onda ieri sera su RaiTre ha lanciato diversi allarmi che Ti Presento I Croccantini si impegna a far suonare sin dall’inizio.

Percentuali di carni ridicole, carni di pessima qualità, ingredienti scadenti e non adatti, cotture a temperature e pressioni che generano tossine, tutti i problemi derivanti dall’assunzione smodata di cereali, rapporto ingredienti-prezzo, la correlazione mais-aflatossine-tumori, l’insensatezza dei cibi specifici per razze o dietetici e tanti altri argomenti su cui abbiamo basato le nostre recensioni hanno trovato riscontro durante la puntata grazie alle interviste a professionisti competenti del settore.

Come abbiamo avuto più volte modo di ripetere, tanto pubblicamente quanto in privato, le diete naturali sono la scelta migliore in quanto ad alimentazione canina, ma se proprio si sceglie di continuare ad usare l’alimentazione industriale, che si scelgano prodotti di buona qualità.

Riproponiamo la puntata di ieri dal sito Rai, per quanti non avessero avuto modo di guardarla ieri in TV.